palermo 1995

Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia

I numeri. Cinque giorni di incontri, dibattiti, lavori di gruppo; 2.300 delegati e 400 volontari coinvolti nell’organizzazione, tanti quanti i giornalisti accreditati. Il terzo Convegno della Chiesa italiana si tiene a Palermo, dal 20 al 24 novembre 1995. Una scelta, quella del capoluogo siciliano, doppiamente motivata: qui – afferma la Traccia preparatoria – “sono accaduti alcuni degli avvenimenti più drammatici e inquietanti del nostro recente passato”, ma da questa città sono anche “venuti al Paese inequivocabili segni di speranza e di risveglio spirituale e civile”.

Il tema. È disegnato sugli orientamenti pastorali degli anni Novanta: “Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia”; i delegati lo affrontano suddivisi in cinque ambiti: cultura e comunicazione sociale, impegno sociale e politico, amore preferenziale per i poveri, famiglia, giovani. Il senso globale di questa scelta – diranno i vescovi all’indomani del Convegno – “è che la verità dell’uomo, manifestata pienamente dal Vangelo della carità, si traduce in una cultura della responsabilità e della solidarietà nelle molteplici dimensioni della vita”.

PALERMO 23-11-1995 CONVEGNO ECCLESIALE  IL DISCORSO DI PAPA GIOVANNI PAOLO II

Il programma. Oltre alle relazioni fondamentali – intervengono il card. Giovanni Saldarini, il sociologo Franco Garelli e il teologo Piero Coda – i lavori fanno spazio ad incontri con la città, concerti ed eventi culturali. Non manca l’ascolto del mondo “laico” e una significativa presenza ecumenica e interreligiosa. Ogni mattina si comincia con la meditazione del libro dell’Apocalisse.

Il Papa. Giovanni Paolo II arriva a Palermo il 23 novembre. Nel mattino tiene un discorso ai delegati e nel pomeriggio celebra la Messa nello stadio della città. Le sue parole danno un deciso orientamento ai lavori: “Il nostro non è il tempo della semplice conservazione dell’esistente, ma della missione”. È la “conversione pastorale” nella direzione dell’evangelizzazione divenuta, in questi dieci anni, un leit motiv per la comunità ecclesiale.

Cattolici e politica. In uno scenario politico profondamente mutato – allora definito come il passaggio dalla “prima” alla “seconda Repubblica” – da Palermo viene una parola chiara sulla presenza politica dei cattolici dopo la fine della Dc. La pronuncia ancora il Papa: “La Chiesa – afferma – non deve e non intende coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito”. Il pluralismo politico dei cristiani è dunque legittimo, ma esso “non ha nulla a che fare con una diaspora culturale dei cattolici”.

Il credente, infatti, non può “ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede”, né aderire a “forze politiche e sociali che si oppongano, o non prestino sufficiente attenzione, ai principi della dottrina sociale della Chiesa sulla persona e sul rispetto della vita umana, sulla famiglia, sulla libertà scolastica, la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace”. Nasce così la proposta di creare luoghi d’incontro per i cattolici impegnati in politica, allo scopo di incrementare il dialogo e di trovare linee di convergenza e obiettivi comuni. È un aspetto di quel “discernimento comunitario” che resta una delle indicazioni più forti del Convegno per gli anni seguenti.

Sei mesi dopo. Nel maggio 1996, i vescovi pubblicano la nota pastorale “Con il dono della carità dentro la storia. La Chiesa in Italia dopo il Convegno di Palermo”. Partendo da una riflessione su Gesù Cristo, Vangelo della carità divina, essi individuano il contributo più prezioso per il bene del Paese in una “nuova evangelizzazione, incentrata sul Vangelo della carità” e “consapevolmente attenta alla cultura del nostro tempo, per aiutarlo a liberarsi dei suoi limiti e a sprigionare le sue virtualità positive”.

Il Vangelo della carità. Come dire oggi nella storia il Vangelo della carità? “Occorre una fioritura di santità”, è la risposta del documento. Le vie per tendere seriamente ad essa sono quelle della spiritualità, della formazione alla vita cristiana, della comunione e della missione, declinata nei cinque ambiti presi in esame dal Convegno. “In una prospettiva di pastorale missionaria, rivolta a formare una mentalità cristiana – prosegue la Nota – si colloca il progetto culturale della Chiesa in Italia”.

Il “progetto culturale”. E’ il frutto più maturo del Convegno di Palermo. Il card. Ruini, nelle conclusioni dei lavori, ne parla sottolineando la necessaria complementarietà tra la pastorale ordinaria, la vita e il lavoro quotidiano delle comunità, e la dimensione cosiddetta “alta” della cultura e della ricerca intellettuale. Padre Bartolomeo Sorge commenta: al “cattolico spiritualista” e al “cattolico presenzialista” il Convegno di Palermo “ha preferito, senza esitare, la figura del cattolico inculturato, preoccupato cioè di mantenere limpida la propria identità di fede, ma incarnandola nella storia, condividendo i problemi, le lotte e le speranze degli uomini d’oggi”.

Fonte: SIR – Servizio Informazione Religiosa (20 marzo 2006)


DOCUMENTI

» Notiziario ufficiale della CEI del 27 novembre 1995
Messaggio della Presidenza della CEI alle comunità ecclesiali in vista del Convegno; Interventi del Santo Padre: “Discorso ai Convegnisti” e “Omelia” alla Messa concelebrata allo stadio “La Favorita”; Introduzione al Convegno “Chiamati alla perfezione della carità per rinnovare la società alla luce del Vangelo” del Card. Giovanni Saldarini; Visione sintetica del Convegno del Prof. Giuseppe Savagnone; Intervento conclusivo del Card. Camillo Ruini, Presidente della CEI; Messaggio finale)

» Notiziario ufficiale della CEI del 4 febbraio 1995
Traccia di riflessione in preparazione al Convegno Ecclesiale

» Verso il III Convegno Ecclesiale
Lettera del Card. Giovanni Saldarini ai convegnisti, 12 giugno 1995