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Incontri-dibattito sulla Lettera Pastorale copia

Chiesa in uscita, Vangelo e società

Agrigento • 30 gennaio 2015

«Chiesa in uscita, Vangelo e società», non è uno slogan, né il titolo di una novità editoriale, ma il filo conduttore della ricca offerta di incontri-dibattito che il Dipartimento Pastorale e il Centro per la Cultura e la Comunicazione dell’arcidiocesi di Agrigento si apprestano a varare in vista del V Convegno Ecclesiale Nazionale «In Gesù Cristo il nuovo umanesimo» (Firenze dal 9 al 13 novembre 2015) alla luce della recente Lettera Pastorale del card. Francesco Montenegro «Coraggio! Alzati ti chiama».

Gli incontri, rivolti a tutti, riceveranno contributi da cinque diversi versanti disciplinari: dall’area biblica a quella antropologica, sia culturale che filosofica; dall’ambito del servizio politico al sociale; dall’imprescindibile mondo della comunicazione all’intelligenza ecclesiologico-fondamentale della fede.

Si terranno ad Agrigento, presso la sede della Fondazione MondoAltro, braccio operativo della Caritas diocesana, all’Istituto Granata, in via Barone, della Città dei Templi, sempre alle ore 18,00.

Il primo dei cinque avrà luogo venerdì 30 gennaio e ha per tema: «Il cieco di Gerico (Mc 10,46-52), l’uomo e la strada: lettura esegetica e suggestioni ecumeniche». Lo tratteranno Marida Nicolaci, docente di esegesi del Nuovo Testamento della Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” di Palermo e José Luis Voter, pastore della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno.

L’incontro del 27 febbraio, metterà a tema: «L’uomo nella stagione della post-modernità: vicolo cieco o opportunità?» e farà tesoro dei contributi di Margherita La Rocca che è docente di Antropologia Culturale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e di Anna Pia Viola, docente di Filosofia presso la Facoltà Teologica di Sicilia.

Il 20 marzo sarà la volta dell’area sociale e politica. Il tema dell’incontro «Coscienza ecclesiale e impegno politico: la politica come “forma alta della carità” (Paolo VI)», beneficerà della saggezza di padre Felice Scalia, Teologo dell’Ignatianum di Messina, e della profonda competenza di Maurilio Assenza, direttore della Caritas della diocesi di Noto.

L’incontro-dibattito del 24 aprile ha un titolo intrigante: «Dalla sacrestia alla chiesa, dalla chiesa al sagrato, dal sagrato alla strada: chiesa in uscita», interverrà Nino Fasullo, direttore della rivista «segno».

La chiusura del ciclo di incontri-dibattito, il 29 maggio, è all’insegna dell’approfondimento ecclesiologico fondamentale, il tema infatti ne anticipa il taglio e lo spessore squisitamente teologico: «Prospettive e credibilità di una comunità che ripensa la sua identità: Chiesa, territorio e società». Affronteranno il percorso ideato dagli organizzatori, Dario Vitali, Ordinario di Ecclesiologia alla Pontificia Università Gregoriana e Vito Impellizzeri, docente di Teologia Fondamentale alla Pontificia Facoltà Teologica di Palermo.

Sebbene gli ideatori non citino esplicitamente il concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962 – 8 dicembre 1965), a 50 anni dalla sua celebrazione, nel percorso da loro ideato ne recepiscono lo spirito e lettera, mentre esplicito appare il riferimento al magistero di Papa Francesco, il quale vede nella gioia del Vangelo la forza propulsiva della missione.

Un altro nome della Chiesa in uscita, ovvero della missione, è quello di “chiesa di strada” che il nostro don Franco, in profonda comunione affettiva ed effettiva con il Vescovo di Roma, così tratteggia: «Chiesa che fa tesoro di quanto arriva dentro le sue mura e subito si spinge oltre, si sbilancia, fuori-esce o esce fuori per capire quello che accade e per portare a tutti quello che ha visto e sperimentato… Chiesa, che sa attraversare la strada, anzi, che la sa abitare, che sa cioè riconoscerla come suo luogo privilegiato e preferito per fare esperienza del Risorto e per dimostrarsi non solo esperta di umanità, ma – di più – immessa in essa».

A ben vedere, dubitiamo che quella appena illustrata sia una proposta minimalista, ambisce infatti ad andare oltre la semplice e pur doverosa formazione, per questo aspira ad essere complessivamente, nel suo genere specifico, un atto ecclesiale performativo.

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