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Firenze 12-11-2015 Partecipanti e lavori  in occasione del Convegno Ecclesiale della Conferenza Episcopale Italiana dialogo con  Izzeddin Elzir, imam di Firenze e presidente dell’UCOII (Unione Comunità Islamiche d’Italia). Ph: Cristian Gennari/Siciliani

Una preghiera per Parigi

di Chiara Giaccardi

Per non cedere alla rabbia

La sera stessa della chiusura del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale, Parigi è stata insanguinata dalla violenza del terrorismo islamico. La rabbia, lo sdegno, il senso di scoraggiamento, la perdita di ogni fiducia nella possibilità di qualsiasi dialogo tra le religioni sono comprensibili, umani.

Giovedì avevamo pregato assieme agli esponenti delle altre religioni. Almeno noi che abbiamo respirato la fatica e la bellezza di condividere storie e percorsi diversi su ciò che significa essere umani oggi non dobbiamo cedere alla forza lacerante e sanguinaria del male, rispondendo con la rinuncia. La rabbia non aiuta, è solo incubatrice di altro male.

Il primo movimento è quello che suggerisce, sussurrandolo prima di tutto a se stessa, Livia Candiani in una delle sue poesie:

Mi insegno
a non proferire urlo
mentre mi cadono addosso
secchi di notte

L’Islam è difficile e lontano, ma soprattutto non offre interlocutori. Non c’è una chiesa, che possa guidare, moderare, orientare, dialogare. Il terrorismo è “cellulare”, acefalo, anche se certamente le reti sono sostenute e finanziate da chi trae vantaggio (politico ed economico prima che religioso) dalla strategia della tensione. In questa “notte” della civiltà, e soprattutto dell’umanità, la lotta è impari e si gioca su un terreno che non prevede soluzioni efficaci , soprattutto di breve periodo.

Includere, educare, integrare sono le armi pacifiche che abbiamo per disinnescare la bomba dell’odio. Accogliere, anziché respingere, ciò che è in nostro potere fare. Tutto il resto non lo è. Amare i nostri nemici perché rispondere con l’odio è esattamente prestarsi al gioco deciso da altri. Sarebbe certo più difficile dirlo se un figlio, o un fratello, fosse morto stanotte a Parigi mentre ascoltava un concerto. Ma, con fatica enorme e il sostegno di tutti, andrebbe detto lo stesso. Diciamolo.

Il primo nome di Allah è “il misericordioso”. Lo sa bene l’amica islamica che, dopo la strage, piangendo, mi ha chiesto scusa a nome di tutti i musulmani che credono, come noi, nella legge dell’amore, nella fraternità e nella possibilità di vivere in pace.

Noi siamo con loro.

3 Commenti a “Una preghiera per Parigi”

  1. stefania
    il

    Con il cuore lacerato dal dolore dei massacri di Parigi, nella condivisione del pianto delle madri di tutti i ragazzi coinvolti (morti, feriti, scampati, senza dimenticare i colpevoli, figli pure loro), non vedo tuttavia il buio (“riconosco che la gioia non si vive allo stesso modo in tutte la tappe e circostanze della vita, a volte molto dure. Si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto”- Evangelii Gaudium n. 6). Vedo, con molta fatica per le lacrime che offuscano la vista, vedo lo spiraglio di luce. E che luce! E’ quella del Signore Gesù morto e risorto! E’ quella del vivente, del Verbo che si è fatto carne, che ci salva, che fa nuove tutte le cose, che “è vicino, è alle porte” (Vangelo di ieri! –domenica 15 novembre). “Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo” (Parola di Dio sempre di ieri – domenica 15 novembre): noi oggi viviamo nel tempo in cui la salvezza è venuta! Si chiama Gesù Cristo!
    Allora Oriana Fallaci & C. appaiono come profeti di sventura. Noi Battezzati siamo profeti, punto. (sacerdoti, re e profeti). Nel senso biblico, cioè, grazie al Battesimo, siamo resi capaci di vedere e vivere le cose “al pari” di Dio. Siamo capaci di vedere e indicare Gesù Cristo come spiegazione di ogni cosa (“Possiamo parlare di umanesimo solamente a partire dalla centralità di Gesù, scoprendo in Lui i tratti del volto autentico dell’uomo – Papa Francesco a Firenze), di indicarlo ai giovani soprattutto, per non renderci complici dello scandalo (evangelicamente “pietra d’inciampo” del loro incontro con Gesù) del quale a Firenze proprio loro, i giovani, hanno accusato gli adulti. Facciamolo anche con le parole, anche sui social, non abbiamo paura di aprire, anzi di spalancare le porte a Cristo! (Custodire e annunciare la retta fede in Gesù Cristo è il cuore della nostra identità cristiana-Papa Francesco a Firenze): in Lui l’uomo può ritornare ad essere uomo! E in “concreto” come fare? “Assumiamo i «sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5): essi non sono astratte sensazioni provvisorie dell’animo, ma rappresentano la calda forza interiore che ci rende capaci di vivere e di prendere decisioni.” (Papa Francesco a Firenze)

  2. ada
    il

    Risentire le parole dell’Imam alla luce dei fatti attuali mi ha profondamente coinvolta. Dopo l’angoscia, la paura, ora è il momento difficile e doloroso di ripartire dal basso per creare nelle nostre diocesi spazi di dialogo. Il nemico divisore è sempre all’opera, quanto più ci vede creare momenti di apertura e uscita verso chi è diverso da noi. Ringrazio Chiara e Stefania le cui parole suonano profezie di speranza e di pace, perché se nel momento del dolore piangiamo con chi piange, non possiamo fermarci nel lutto. La Consolazione ci viene da Gesù crocifisso e risorto. E’ il momento di pregare, pregare per la Pace, agire la carità del dialogo dalla preghiera, perché, come ci hanno sollecitato i giovani a Firenze, dobbiamo ritrovare gli spazi della preghiera e del silenzio in sintonia con l’uscire, annunciare, educare e abitare il nostro quotidiano.

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