letture sull'umano

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Adamo, dove sei? Sulla traccia dell’umano

Il volumetto del vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla, Adamo, dove sei? Sulla traccia dell’umano (Editrice Cittadella, Assisi 2015) risuona in modo avvincente rispetto ai due appuntamenti ecclesiali in cui tutti siamo coinvolti: il Sinodo dei vescovi sulla famiglia e il Convegno nazionale di Firenze. In sette capitoletti (quasi sette doni dello Spirito e sette Sacramenti) siamo aiutati a riflettere sulla condizione a rischio e salvata dell’uomo: la persona umana, femmina e maschio. Per poi pervenire al vertice, che è centro, sorgente, fine di ognuno, nel susseguirsi delle innumerevoli generazioni nei millenni: Gesù di Nazaret. Così in successione: l’umano interrogato (1); l’umano minacciato (2); l’umano generato (3); l’umano promesso (4); l’umano drammatico (5); l’umano condiviso (6); ecco l’Uomo (7). Due testi biblici fanno da polarità di riferimento interpretativo del vissuto. Da un lato il libro della Genesi soprattutto nei primi capitoli 1-4; dall’altro il Vangelo di Luca (l’evangelista della misericordia) nei capitoli 10 e 15 rispettivamente nelle due parabole: il padre buono coi due figli; il Buon Samaritano. Siamo quasi presi per mano per reinterpretare la storia di tutta l’umanità; e in essa la nostra storia personale; riconoscendoci progetto, mai definitivamente “fatti”, configurati, in nessun momento della nostra esistenza. Per un verso viviamo il dono e il rischio della nostra libertà e la chiamata fondamentale a essere ‘generativi’, dall’altro verso a crescere, imparare a vivere e accogliere la nostra conclusione di vita storica, con davanti agli occhi e nel «cuore» l’«immagine » di Gesù, «Ecco l’Uomo». Assumo grato la conclusione dell’autore. «È una verità che non può essere racchiusa in una formula, perché la forma della verità di Gesù si dà come un senso e un dono che è la vita dell’uomo, la sua vita di pienezza. È un dono liberante, a cui si può accedere solo nell’affidamento e nell’ascolto, nella carità e nella misericordia».

da Avvenire, 3 novembre 2015

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