segni dell'umano

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Ambrogio Traversari, l’umanesimo cristiano e l’ardore spirituale della Tebaide

di Anna Delle Foglie

Nella quiete del monastero di Santa Maria degli Angeli a Firenze il camaldolese Ambrogio Traversari, intorno agli anni venti del Quattrocento, si dedicò allo studio e alla traduzione dei testi del monachesimo greco. In particolare, furono i racconti agiografici contenuti nelle Vite dei Santi Padri ad attirare la sua attenzione. Fu così che le esperienze estreme degli anacoreti dei primi secoli divennero un’occasione di incontro con la spiritualità delle origini, e fu così che il monaco letterato contribuì a dare una fisionomia orientale all’umanesimo cristiano.

L’impatto culturale delle vite dei Santi Padri non fu però determinante solo per gli ambienti religiosi degli Ordini mendicanti, ma parlava attraverso gli exempla anche al mondo laico. Quelle esperienze di solitudine nel deserto egiziano di Tebe, nei paesaggi naturali del Nilo, tra le grotte e le spelonche, raccontavano agli uomini e alle donne della Rinascita quanto di radicale c’era nella scelta virtuosa di una vita secondo Cristo; rieducavano alla contemplazione e offrivano una opportunità di riscatto dalla mondanità. Proprio intorno al secondo e terzo decennio del Quattrocento, in concomitanza con il successo letterario di questi testi, si sviluppò a Firenze e in Toscana il fenomeno delle Tebaidi, ovvero di quelle rappresentazioni dedicate alle vite degli eremiti del deserto di Tebe nell’alto Egitto. Sono vari i dipinti su tavola e i cicli di affreschi che raffigurano gli anacoreti e la loro vita quotidiana, dall’impegno nel lavoro manuale alla preghiera intensa, fino all’eucarestia celeste. In queste raffinate rappresentazioni emergono gli episodi salienti delle vite di Antonio Abate e Paolo di Tebe, i santi eremiti per eccellenza.

Non mancano le scene di tentazione, quando l’incontro con il male, che si cela in tutte le forme, diventa motivo di lotta e di espiazione dei peccati. Proprio Antonio il Grande è noto per i suoi scontri con il demonio e nei “Detti dei padri del deserto” gli Apophtegmata Patrum, è lui ad affermare: “Vidi tutte le reti del Maligno distese sulla terra, e dissi gemendo: Chi mai potrà scamparne? E udii una voce che mi disse: L’umiltà”.

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Beato Angelico, (attr.), Tebaide, Firenze, Galleria degli Uffizi

Tra i dipinti più famosi di questo genere c’è senza dubbio la tavola della Tebaide conservata agli Uffizi e attribuita al Beato Angelico, alla quale si devono accostare i frammenti, questi sì dell’Angelico e collaboratori, custoditi a Budapest (Szépmüvészeti Múzeum). Non va poi dimenticata la tavola del Museo Cristiano di Esztergom o la cosidetta Tebaide Lindsay conservata in Scozia in collezione privata, per citarne solo alcune.

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Paolo Uccello, Tebaide o Via di Perfezione, Firenze, Galleria dell’Accademia

Una interpretazione poi tutta personale del tema della Tebaide la offre Paolo Uccello con il suo dipinto della Galleria dell’Accademia di Firenze (1460 circa). L’artista radicato alla cultura del Rinascimento fiorentino è noto per la sua originale concezione geometrica e fantastica della prospettiva. Nella tavola dell’Accademia si nota come, in un’atmosfera irreale e allucinata, con le grotte che sembrano appuntiti iceberg artici, si realizza una visione della vita dei padri, con i santi e i religiosi delle nuove congregazioni occidentali in scene che, prese singolarmente, sono una profonda meditazione sul tema della preghiera. Si riconoscono in particolare gli episodi con le Stimmate di San Francesco, il San Girolamo in adorazione del Crocifisso, l’Apparizione della Vergine a San Bernardo e San Benedetto che predica ai suoi monaci. Osservando questo dipinto sembra che il dialogo tra la spiritualità orientale e quella occidentale si compia con la forza delle immagini. Non resta dunque che ammirare le storie che narrano la vita di questi eroi della cristianità, cogliendo la saggezza e l’esempio della loro fede limpida e tenace.

 

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