creazione dell'umano

Beati i perseguitati a causa della giustizia

di Adriano Fabris

L’ottava beatitudine può essere intesa come il coronamento di ciò che viene detto da Gesù nel discorso della montagna. C’è un segno ben preciso, stilistico, che conferma quest’idea. Anche qui, come per i poveri in spirito di cui parla la prima beatitudine, ai perseguitati a causa della giustizia viene promesso il regno dei cieli. Il cerchio si chiude.

Le cose, tuttavia, non sono così semplici come la cifra stilistica suggerirebbe. Nel discorso della montagna, infatti, della giustizia si è già parlato. E dunque sembra che l’ottava beatitudine costituisca una ripetizione di quanto veniva detto a proposito di chi, della giustizia, ha fame e sete. Di più. Sembra che suggerisca, in maniera disillusa, che il voler avere giustizia, nel mondo in cui viviamo, sia causa di persecuzione. Anche se questo fatto, nelle parole di Gesù, non porta certo alla disperazione, bensì alla gioia.

In realtà la prospettiva in cui si guarda alla giustizia nella quarta e nell’ottava beatitudine è molto diversa. Nel primo caso la giustizia è qualcosa a cui si aspira. Nel secondo caso si patiscono le conseguenze di quest’aspirazione e del tentativo di realizzarla. Si tratta anzi, qui, di una beatitudine in cui la persona chiamata in causa non è considerata per quello che è, ma per quello che ha fatto o può fare. Ma in che modo si può essere perseguitati a causa della giustizia? Che cosa vuol dire, qui, «giustizia»? Il riferimento non è, evidentemente, a coloro che sono vittime di una cattiva interpretazione della legge. Il discorso è più ampio. I veri giusti sono coloro che seguono Gesù. Sono coloro che non solo si conformano ai suoi insegnamenti, ma soprattutto che agiscono allo stesso modo in cui Gesù si è comportato. Fino a essere messo in croce proprio perché giusto.

La fede cristiana si realizza infatti e si specifica proprio attraverso una relazione impegnativa e coinvolgente: la relazione personale con Gesù Cristo. E questa relazione è coinvolgente proprio in quanto spinge a seguirlo. Le beatitudini dicono che cosa significa e come si compie questo legame con ciò che Gesù è e fa. E dicono che, in questo modo, l’essere umano si realizza sempre più pienamente, appunto come essere umano.

Ecco perché – proprio nel riferimento a questo rapporto personale con Gesù che il cristiano è chiamato ad attuare, proprio nell’indicazione di questa sua possibilità di seguire fino in fondo ciò che viene detto nel discorso della montagna – trova qui piena conclusione la sequenza delle beatitudini. Infatti solo ora diviene chiaro che cosa comporta l’assunzione dell’atteggiamento – innocente, bisognoso di consolazione, mite, volto alla ricerca della giustizia, misericordioso, puro, pacifico – che Gesù incarna. Comporta la fioritura della figura del giusto. Ma implica anche la possibilità che il giusto, proprio perché tale, venga perseguitato.

Com’è accaduto a Gesù stesso. Come sempre più spesso, in tante parti del mondo, accade oggi ai cristiani e non solo. Anche se i cristiani sanno, in ogni caso, che proprio dei giusti è il regno dei cieli.

dal Il Messaggero di Sant’Antonio, novembre 2014

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