creazione dell'umano

Beati i puri di cuore

di Adriano Fabris

Chi agisce rettamente e senza ambiguità non solo è «puro di cuore», ma è anche una persona degna di fiducia. E capace di salvaguardare la propria innocenza, in ogni situazione della vita.

La sesta beatitudine, quella che parla dei «puri di cuore», è tra tutte la più difficile da realizzare. Ma è anche quella che descrive una condizione che, per la sua messa in opera, dipende in buona parte da noi. C’impegna ad agire in prima persona, non solo a reagire rettamente a quanto può capitarci: come nei casi, menzionati in altre beatitudini, della sofferenza, dell’ingiustizia, del conflitto. Ma è proprio questo agire a essere difficile. Vediamo perché.

Chi sono anzitutto i «puri di cuore»? Anche qui l’espressione è biblica. Il riferimento è ai Salmi: ad esempio al Salmo 23 [24]. Le persone con un «cuore puro» non sono doppie, non sono ipocrite. Ciò che dicono corrisponde a quello che pensano. Il loro agire è animato da una retta intenzione: senza secondi fini, senza pensieri nascosti. Gesù è certamente il modello. Il suo essere si esprime e si rispecchia nelle cose che fa. Per questo esse lasciano il segno.

Chi è puro di cuore, poi, vale a dire chi agisce rettamente senza ambiguità, è certamente una persona degna di fiducia. Nei rapporti interumani, infatti, la fiducia si basa sulla trasparenza nei pensieri e nelle azioni. Di più. È una persona capace di salvaguardare la propria innocenza.

Si badi bene: l’innocente non è un ingenuo. Ingenuo è chi non sa come va il mondo, non ne conosce i meccanismi o non è in grado d’impararli. Diverso è il caso dell’innocente. Che sa bene, per lo più, come stanno le cose. Ma non si adatta a esse quando non vanno come dovrebbero. Non svende i suoi principi perché tutti si comportano altrimenti. Anzi: la fiducia che gli altri possono avere in lui si basa proprio sulla sua fedeltà a se stesso, sul suo mostrarsi per quello che è.

Innocenti sono i bambini. Spesso, certo, sono anche ingenui: almeno fino a quando non imparano a comportarsi. Ma, se sono spontanei, incapaci di mentire, restano innocenti. Come Adamo nel paradiso terrestre.

Gesù dice che dobbiamo essere come bambini. Intende che dobbiamo mantenere questa purezza di cuore. Cosa difficile, come dicevo. Non solo perché, in quanto adulti, sappiamo come va il mondo. Ma perché la tentazione ricorrente a cui siamo sottoposti è quella della dissimulazione. Magari per quieto vivere; magari per amor di pace. Sempre, però, a causa dell’esperienza che abbiamo acquisito e che c’induce a non mostrarci per quello che siamo. Ma così perdiamo la parte migliore di noi stessi. Rischiamo addirittura di dimenticarla. E la facciamo dimenticare agli altri. Ci perdiamo nelle convenzioni, nelle esteriorità, in ciò che vogliamo gli altri pensino di noi.

Ma così non siamo autenticamente noi stessi. Non siamo come Dio ci ha creato. Nella purezza di cuore, infatti, noi siamo non già come ci vedono gli altri, bensì come ci vede Dio. Magari anche diversi da come ci vediamo da noi stessi. Ma farci vedere da Dio così come siamo veramente è il modo migliore per entrare in rapporto con lui: senza sotterfugi; senza barare. Tanto Dio sa chi siamo. E ama chi si sforza di restare innocente. Perciò questi potrà vedere Dio.

da Il Messaggero di Sant’Antonio, settembre 2014

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