rassegna stampa

Abitare: Lavoro, scuola, politica: non basta agire da soli

di Marco Iasevoli

Questione di stile, verrebbe da dire. Perché se c’è una cosa che accomuna tutti i tavoli di lavoro sulla via dell’“abitare” è proprio questa: basta fughe in avanti e frenate fragorose, sulle tematiche sociali e politiche bisogna procedere insieme, imparando a leggere sul serio i problemi alla luce della Dottrina sociale della Chiesa e ad agire come comunità, non come singoli. E stare in dieci stretti intorno a un tavolo, laici, vescovi, sacerdoti e religiosi, aiuta a costruire con serenità, dando valore alla parola di ciascuno. Un metodo che piace.

Giuseppe Bacchi Reggiani, delegato di Bologna, è uno dei quattro moderatori dell’ambito e sottolinea questo elemento sopra ogni altro. «Forse qui più che altrove – sottolinea – emerge la necessità di procedere con stile sinodale e con la logica dell’accompagnamento, senza lasciare da sole le persone di fronte a sfide enormi». Lo stesso rilievo che fa Marco Cangiotti, dell’arcidiocesi di Pesaro, anche lui moderatore. «Mi pare si sia compresa l’esigenza di non fare lunghe analisi critiche – evidenzia – e di mettere in gioco le migliori pratiche, che sono tante».

Per carpire qualche tema emergente bisogna dialogare con i delegati. E uno viene fuori con più forza: l’accompagnamento alle persone impegnate in politica o che vogliono tentare questo servizio. Percorsi veri e propri, che innanzitutto colmino le “solitudini” degli amministratori, ma che contribuiscano anche ad un clima di collaborazione più che di contrapposizione. Percorsi che abbiano anche lo scopo di incoraggiare l’impegno diretto di chi magari ha passione sociale ma teme di essere abbandonato dalla comunità cristiana. Di certo si avverte un desiderio di presenza forte.

Non solo politica, però. La via dell’“abitare” richiama i luoghi. E i luoghi che più necessitano di presenza, secondo molti delegati, sono quelli più ordinari. Il lavoro, innanzitutto, con un potenziamento dell’impegno per orientare i giovani e aiutarli a elaborare progetti innovativi. Ma anche i social network, verso i quali prevale un atteggiamento non demonizzante. E le scuole, dove organismi di rappresentanza come i Consigli d’istituto sono stati via via sviliti e abbandonati. In diversi tavoli ci si è soffermati sul rapporto tra formazione e azione, con uno scopo: non ritardare o dilazionare il tempo delle scelte, il tempo di mettere in pratica e realizzare progetti.

da Avvenire, 12 novembre 2015

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