rassegna stampa

«Amiamo di più la gente di mare che ha tanto da dire e da dare»

di Stefania Careddu

Passa anche sulle rotte dei mari e degli Oceani, soffermandosi sui litorali e tra gli scorci mozzafiato delle nostre coste, il cammino della Chiesa italiana verso il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze. Perché la gente di mare – pescatori, portuali, marittimi «ha tanto da dire e da dare, prima che da chiedere» alla comunità cristiana e alla società in termini di nuovo umanesimo proprio per «le difficoltà che affronta e per la ricchezza di esperienze che vive». A sottolinearlo è monsignor Francesco Alfano, arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia e vescovo promotore dell’Apostolato del mare, intervenuto ieri all’incontro «Cinque vie per costruire un futuro non scritto », organizzato a Roma dall’Ufficio nazionale per l’apostolato del mare. Nell’itinerario di preparazione all’evento di Firenze, infatti, è fondamentale «prendere coscienza della responsabilità di un annuncio che non sia dalla cattedra, con le certezze costruite nel passato, ma, come chiede papa Francesco, mettendosi in ascolto delle gente e dunque anche di quella di mare». A partire dai sacerdoti che, ha ricordato monsignor Alfano, sono chiamati «a mettersi al servizio del popolo per essere servi del Signore che annunciano la speranza che Egli ha messo nel loro cuore». «La gente di mare ha un tesoro da condividere, ma – ha scandito – occorre riscoprirla, in alcuni casi forse addirittura conoscerla, e amarla di più». Parole che suonano come un invito per l’intera comunità ecclesiale italiana. Del resto, la pastorale del mare è centrale per il nostro Paese, come dimostra il dato che quasi la metà delle diocesi, ben 106, si affaccia sul Mediterraneo. Su questo fronte, ha rilevato don Natale Ioculano, direttore dell’Ufficio Cei, «è stato fatto tanto, ma molto resta ancora da fare» sia sul piano dell’attenzione che della partecipazione. «All’incontro rivolto ai sacerdoti impegnati nel settore hanno preso parte 23 delegati in rappresentanza di altrettante diocesi: un buon numero che dice tuttavia quanto sia necessario lavorare, anche a livello locale, per sensibilizzare e creare un maggiore coinvolgimento», ha aggiunto. Soprattutto in vista di Firenze: «considerando le cinque vie della Traccia, con questo incontro – ha concluso il direttore Cei – abbiamo iniziato ad aprire un dialogo per trovare un percorso comune e unitario sull’attenzione alla gente del mare nelle 106 diocesi costiere». Il viaggio è appena cominciato.

da Avvenire, 11 marzo 2015

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