rassegna stampa

Annunciare: Rivedere la formazione a partire dai Seminari

di Matteo Liut

Tornare a portare l’annuncio «dentro» alla comunità per dare vita a una Chiesa in grado di «uscire» e offrire al mondo il Vangelo: è questa la richiesta condivisa emersa dai gruppi che ieri pomeriggio nei padiglioni della Fortezza da Basso a Firenze si sono concentrati sulla via dell’annunciare. «È emersa l’idea che solo una comunità attraversata da relazioni autentiche può portare un annuncio efficace del Vangelo – sottolinea Francesca Simeoni, già presidente nazionale femminile della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana), una dei quattro moderatori di questa via –. Tra le richieste che hanno animato il dibattito c’è quella di non avere paura di abbandonare il «già fatto» per innovare con coraggio. Da tutti è giunta l’esigenza di un «rinnovamento radicale della mentalità».

Conferma don Mariano Salpinone, parroco a Formia, anche lui moderatore della via dell’annunciare: «Le due linee dell’annuncio all’esterno e dell’evangelizzazione all’interno della comunità alle volte sono state concepite come contrapposte. La sfida è quella, quindi, di farle incontrare, di modularle. Un possibile itinerario che porta a questo obiettivo è stato indicato dai delegati nella cura della formazione dei formatori». Anzi, dai gruppi sull’annunciare, specifica Francesca Simeoni, è emersa «la richiesta di una radicale revisione del sistema della formazione a partire dai Seminari e dai cammini della catechesi. E anche le famiglie, nel loro ruolo formativo, necessitano di essere affiancate e aiutate dalle comunità».

Si tratta di richieste che però non sono fini a se stesse e non si riducono a un mero revisionismo: «L’esigenza espressa nei gruppi – notano i moderatori – è quella di annunciare ascoltando, di saper incarnare la Parola nei contesti in cui si è chiamati a portarla». D’altra parte anche nell’atteggiamento dell’ascolto è necessaria una «doppia via»: da un lato bisogna sapere entrare in dialogo con il mondo, dall’altro i delegati hanno espresso il desiderio di vivere in una Chiesa «che si lascia mettere in crisi, in discussione dall’annuncio». In definitiva, insomma, secondo i delegati annunciare il Vangelo non è solo questione di tecniche e pratiche sostenute da una formazione adeguata, ma anche il frutto di un «tessuto ecclesiale» di qualità.

da Avvenire, 12 novembre 2015

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