rassegna stampa

Cupola Battistero

Arte e fede. Anche le pietre parlano della gloria di Dio

di Diego Andreatta

Sono 200 le guide volontarie che la diocesi ha «formato». Ieri quattro di loro hanno illustrato ai delegati i mosaici del battistero. Verdon: «Ero un professore, è partendo da qui che ho avvertito la chiamata al sacerdozio»

Naso all’insù, il dito a indicare il dettaglio minimo riconosciuto nei mosaici del battistero di Firenze. Sotto le simboliche geometrie di marmo del “bel San Giovanni” i 250 delegati attirati dall’incontro “Catechesi attraverso l’arte” si sono riempiti gli occhi di stupore e di bellezza. Quattro volontari dell’associazione Ars et Fides – in tutto sono 200 le guide volontarie, formate in questi anni dall’Ufficio diocesano di Firenze – hanno testimoniato loro che il nuovo umanesimo della concretezza passa anche da un affresco illuminato nei suoi significati, o da una scelta architettonica sottolineata con carisma e spirito di servizio. Sono le doti di Alessandro Bicchi – guida applaudita, ma anche diacono – che per quasi tre quarti d’ora ha rapito gli sguardi portandoli verso la cupola («la luce è il primo atto della creazione»), riposandoli sull’oro che inonda tutte le tessere bizantine («è il colore inconfondibile di Dio»), ridestandoli infine davanti a particolari altrimenti ignorati: quell’Ultima Cena, ad esempio, in cui Gesù si siede sull’angolo della tavola, il posto di colui che serve.

«I visitatori spesso compiono così il passaggio attraverso una finestra aperta che lascia alle spalle la greve quotidianità e spalanca verso l’attesa d’infinito», commenta monsignor Timothy Verdon, direttore dell’Ufficio Arte Sacra e promotore vent’anni fa di quest’iniziativa diocesana con il cardinale Silvano Piovanelli, su impulso di Giovanni Paolo II («la Chiesa ha bisogno dell’arte» scrisse agli artisti) a partire da questo Battistero, il più antico progetto iconografico di Firenze. «Proprio qui da professore laico – ha testimoniato con emozione Verdon – sono partito per avvertire poi la chiamata sacerdotale».

Storie e carismi che rendono vive le pietre, attraverso la modalità carismatica – quella che parla ai cristiani del primo o secondo annuncio – sia attraverso la modalità narrativa che porta i visitatori «con rispetto e dolcezza» a visitare le chiese di Firenze con le guide di Ars et Fides. Come Augusta Bertaccini, una delle pioniere «affascinate dall’armonia» ma anche «dal dono di poterla spiegare». Un’esperienza di grande formazione per un giovane come Lapo Tempesti, conquistato come tanti altri fin dal tirocinio nei mesi estivi durante gli anni del liceo, o addirittura di rievangelizzazione per un pensionato come Alberto Morelli, ex sessantottino: «Dovevo far parlare le pietre, ma lo- ro hanno parlato anche a me».

L’Ufficio fiorentino, sostenitore anche di Arc, una sorta di progetto Erasmus artistico che ogni estate forma sull’arte sacra toscana nove studenti universitari e un seminarista, suscita imitazione: «Ciascuno di voi sul suo territorio ha un tesoro d’arte cristiana – ha detto Niccolò Torrini – che può essere messo a servizio dell’annuncio». E nell’anno giubilare, insiste Verdon, vivere la misericordia è anche arricchire gli altri di ciò che con una guida artistica i nostri occhi hanno visto e i nostri orecchi hanno udito.

da Avvenire, 13 novembre 2015

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