segni dell'umano

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«Calvario», la fede alla prova

di Gianluca Bernardini

«Domenica prossima la ucciderò. È il colmo, vero? Il giorno in cui Dio risorge, lei muore. Non ha senso uccidere un prete cattivo. Ucciderò te perché sei buono, innocente come lo ero io…». Inizia così il personale «calvario» di padre James (interpretato egregiamente da Brendan Gleeson) nell’ovest dell’Irlanda (ritratta dalla spettacolare fotografia di Larry Smith), vedovo di mezza età, vocazione adulta, con tanto di figlia che viene a trovarlo dopo aver tentato il suicidio.

Il «rude» pastore di un piccolo villaggio ha esattamente una settimana di vita, quella che gli ha annunciato l’ignoto penitente che vuole sacrificarlo come «vittima», per gli abusi subiti da piccolo da parte di quello che doveva essere «un uomo di Chiesa». Iniziano così i giorni di «passione» di padre James, mentre continua il suo ministero tra gente che poco ha a che fare con la fede e pensa piuttosto a mettere alla prova il prete, che non si ferma davanti alle contraddizioni e alle miserie delle anime che gli sono state affidate. Veri e propri casi umani, volutamente qui raccolti, per mettere a fuoco quello che in «Calvario» potrebbe essere uno dei temi dominanti del film: la fede.

Quella che in padre James vediamo sempre più delinearsi forte e integerrima (contrariamente al suo «insipido» collaboratore) e che negli altri personaggi che gli ruotano attorno resta offesa, muta, ferita o per lo più questuante. John Michael McDonagh porta sullo schermo un progetto alto, ambizioso e non di facile fruizione. Un film duro e ricco di dialoghi, che meriterebbero più che una riflessione (e forse anche di una semplice visione). Un film volutamente «carnale» (brutale), ma che nutre lo spirito. Quello di chi non si accontenta di sapere «come va a finire», ma si interroga oltre la visione, che resta dentro e scava nel profondo del nostro animo.


Calvario (Calvary). Un film di John Michael McDonagh. Con Brendan Gleeson, Chris O’Dowd, Kelly Reilly, Aidan Gillen, Dylan Moran. Commedia. 104 minuti. Gran Bretagna, 2013.


In collaborazione con ACEC – Associazione Cattolica Esercenti Cinema

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