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Coordinate per un nuovo umanesimo

di Claudio Giuliodori

L’importante appuntamento ecclesiale che vivremo in novembre a Firenze si colloca al centro del decennio dedicato all’educazione e rappresenta un passaggio fondamentale per ritrovare le coordinate di un umanesimo che sappia affrontare il futuro senza rimanere prigioniero della nostalgia del passato e senza svendere il ricco patrimonio di sapienza umanistica irretito da una modernità smarrita e soggiogata dai suoi miti figli dello scientismo e del positivismo, ma anche del nihilismo e del relativismo.

Occorre pertanto non separare il cammino della Chiesa italiana dal contesto Europeo di cui condividiamo sempre più le sorti, anche se nel nostro Paese restano ancora più marcate le radici cristiane e la diffusione della pratica religiosa. Alcuni fenomeni di secolarizzazione superano ormai sistematicamente le Alpi e soffiano con insistenza sulla nostra realtà sociale, culturale ed ecclesiale. Basti pensare alle ricadute legislative e culturali delle normative e delle raccomandazioni che arrivano in continuazione dagli organismi europei, su questioni bioetiche della vita nascente e terminale, matrimoni e unioni civili, costringendo spesso i singoli Paesi ad adeguarsi a visioni e a punti di vista non sempre condivisibili.

In questo orizzonte bisognerà quindi porre attenzione a come la dimensione religiosa venga percepita e vissuta nel resto d’Europa e quali siano le reali possibilità di ri-evangelizzazione del Continente tenendo conto della cultura individualista dominate, del contesto ecumenico e di quello interreligioso. La traccia in preparazione al Convegno sebbene non approfondisca le sfide in chiave europea tiene presente questo contesto quando afferma: «Al pari delle società europee, quella italiana diventa sempre più plurale e complessa, per l’evolversi della cultura occidentale e per l’arrivo di tanti immigrati, portatori di valori e mentalità diverse. […] In uno scenario internazionale di mutamenti geopolitici e culturali, sembriamo avviati anche in Italia alla definizione di una nuova struttura della società, rispetto alla quale noi cristiani, accanto agli altri, condividiamo disagi e disorientamento ma anche slanci e desideri, consapevoli di essere comunque tutti chiamati a costruire insieme il futuro del Paese» (Traccia, p. 22).

Il tema del Convegno “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” non lascia dubbi sulla necessità di riprendere un’ampia opera di evangelizzazione che sappia riproporre la persona e l’insegnamento di Gesù Cristo come autentica e insuperata risposta alle domande fondamentali dell’uomo anche per il nostro tempo. È pertanto indispensabile un confronto con le culture del nostro tempo. Ciò richiede la capacità reale di sapersi muovere nello scenario complesso degli attuali umanesimi. Nella sua esortazione Evangelii Gaudium, Papa Francesco ricorda la «“responsabilità grave” di tutte le comunità ad avere una sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi» (cfr n. 51).

Questo giudizio può essere direttamente applicato alle sfide contemporanee, che costituiscono altrettanti luoghi di interpretazione dell’umano e di decisione di grande rilievo ed estensione a riguardo del suo futuro. Le esperienze di umanesimo, infatti, quanto più sono autentiche, tanto più hanno bisogno di una coscienza culturale di se stesse che ne veda con ampiezza le implicazioni e le potenzialità e che dia consapevolezza del loro valore universale. Per questo è necessario capire con opportuno discernimento quali siano i luoghi dell’umano in cui nel tempo presente questo è favorito, è messo in gioco, è sottoposto a prova, è contraddetto; evitando di fermarsi a indicazioni di contesto rapsodiche e un po’ scontate, ma cercando di comprendere criticamente le forme attuali dell’umanesimo e dell’anti-umanesimo di oggi (Cfr. la sezione della Traccia dedicata ad illustrare “Lo scenario dell’Annuncio del Vangelo” nelle pp. 21 – 30).

Non è pertanto possibile parlare di vita, educazione, lavoro, famiglia, vita sociale, con piena consapevolezza e con tutta l’ampiezza e la profondità di cui si è capaci, senza rendersi conto dei nodi antropologici che sono in gioco e che impongono confronti non sempre facili; quali sono, ad esempio, la concezione della libertà, le problematiche dell’identità affettiva, il predominio delle questioni biopolitiche, le tensioni tra individualismo autoreferenziale e bisogni di partecipazione, la riorganizzazione mondiale del lavoro. Tutte questioni con le quali le comunità cristiane avranno sempre più a che fare e che chiedono perciò di essere oggetto di un lavoro culturale che dia intelligenza e sostegno a tutte le molte attività orientate verso “la nuova umanità”.

Il soffermarsi sulla dimensione culturale che sollecita, provoca e impegna il nostro Ateneo nel dare un fattivo e originale contributo alla preparazione e allo svolgimento del Convegno, non deve essere sentito, dunque, come un affare per intellettuali che allontana dalla concreta vita delle comunità, bensì come un compito che appartiene alla piena consapevolezza della fede che chiede capacità di giudizio, della speranza che chiede ragioni, della carità che chiede realismo.

S.E. mons. Claudio Giuliodori
Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore


Fonte: Notiziario della comunità del personale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, N. 106 – giugno 2015

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