letture sull'umano

Qiqajon270

Credere nell’uomo

di Maurice Bellet

Quale fede, dunque, può sussistere e ricomparire? Non sarà forse la fede nell’uomo? Diciamo pure: fede nell’umanità. Si tratta infatti degli uomini e delle donne posti di fronte al rischio che la loro umanità si disgreghi.

Questa fede non è del tutto nuova. È già presente nella tradizione umanistica e, in altro modo, nelle tradizioni rivoluzionarie. In che cosa allora è nuova?

Essa ha perso l’ingenuità. Il termine è un po’ forte, lo ammetto. Ma, in fin dei conti, non si tratta più di credere che l’uomo è “naturalmente buono” o che un nuovo regime sociale o politico metterebbe fine alle sue debolezze e alle sue derive. La fede nell’uomo sa che cosa c’è nell’uomo di deviante e di temibile. Ma crede nella possibilità per l’essere umano di sormontare queste miserie, crede che l’essere umano può trovare cammini di sapienza, di amore, di verità.

Ecco perché, paradossalmente, questa fede può farsi accogliente nei confronti della diversità delle vie, delle credenze, delle appartenenze in cui gli umani cercano ciò che rende possibile vivere umanamente (per riprendere questa espressione).

Questa fede nell’uomo si può comprendere a partire da ciò a cui si contrappone. In primo luogo a partire da quel pessimismo che, per l’appunto, non crede più nell’uomo. Si presenta come una constatazione: la fine di quell’infanzia dell’umanità che si cullava nelle speranze. Il fondo dell’essere umano è violenza e angoscia, e le civiltà che si susseguono si sforzano di compensare e di cancellare questa triste verità, ma falliscono; la storia lo testimonia. La grandezza umana sta nella saggezza di questa rude constatazione.

Ma la fede nell’uomo vede in questa triste rassegnazione un’altra forma dell’illusione. Perché, se ci sono le illusioni di Eros, ci sono anche quelle di Thanatos. Tuttavia gli argomenti di ordine razionale non giungono a concludere il dibattito. Ci vuole la scelta, la volontà. È la vita che prova la vita, e non l’idea.

L’altro nemico, a cui si è già accennato, è l’integralismo, in tutte le sue forme. È molto spesso complice del pessimismo, come mostrano a sufficienza la sua durezza, il suo gusto della condanna. La fede nell’uomo diffida di qualsiasi scivolamento nello stile dottrinario, di tutto ciò che gli offre giustificazione: dall’Alto, per esempio, o anche per via di semplice ragione, in riferimento alla natura o a qualche tesi filosofica.

Ecco perché il suo luogo privilegiato è l’etica. È nel rapporto concreto tra gli umani che questa fede si esercita e si conosce. Essa animerà, per esempio, lo spirito democratico, vale a dire, al di là delle istituzioni, ciò che conferisce loro gusto e forza, la volontà di riconoscere al popolo e a ciascun membro del popolo, uomo o donna che sia, la pienezza dei suoi diritti. Essa sosterrà il dialogo, l’incontro in cui persone diverse rispettano le rispettive differenze. Parteciperà a tutti gli sforzi intrapresi per migliorare la condizione umana, mettere fine alle violenze, difendere l’ecologia, ivi compresa l’ecologia umana.


Fonte: Maurice Bellet, Credere nell’uomo, Edizioni Qiqajon 2015

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