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Educare: l’esperienza dei collegi

di Antonella Sciarrone Alibrandi

Il tema dell’educare ci interroga in modo forte come comunità universitaria, e in particolare come comunità universitaria cattolica, sul come sia possibile oggi salvaguardare una proposta genuinamente educativa smarcando gli atenei dalla mansione di pura professionalizzazione cui molta parte della società sembrerebbe volerli relegare.

In Università Cattolica una delle soluzioni individuate per garantire un percorso educativo forte e di qualità pur nell’attuale contesto di università di grandi numeri è stata la valorizzazione dell’esperienza dei collegi, sin dall’origine intensamente voluta da Padre Gemelli. Tra loro connessi attraverso un progetto educativo comune, i collegi mirano ad offrire una dimensione formativa particolarmente feconda, imperniata sulla dimensione comunitaria dello studio e sull’incontro personale fra docenti e discenti, ove “i percorsi educativi non sono ridotti a programmi a breve termine”, riduzionismo dal quale mettono in guardia gli orientamenti pastorali del nostro episcopato per il decennio in corso.

Senza dubbio le università, e in particolare i collegi, sono un luogo privilegiato di pastorale giovanile: un luogo dove è possibile incontrare i giovani in un momento chiave per la costruzione della loro personalità. Sono ragazzi che arrivano in università attratti – come è naturale – dalla qualità dell’offerta formativa e animati dal desiderio di costruirsi un solido futuro professionale. Ma sono altresì curiosi e aperti alla novità, disposti a lasciarsi coinvolgere e toccare da incontri significativi, resi possibili da assistenti pastorali e personale appassionato e dedicato. E attraverso l’incontro personale si cerca di trasmettere loro la bellezza del messaggio cristiano e di promuovere la capacità di pensare e l’esercizio critico della ragione, così come un utilizzo responsabile della propria libertà, anche tramite meccanismi che prevedono la gestione diretta da parte degli studenti di molte delle attività interne ai collegi.

Beninteso: questo intento impegna fortemente l’Ateneo a garantire una qualità nell’accoglienza in grado di competere con le migliori residenze universitarie del Paese. Non solo mettendo a disposizione strutture moderne e funzionali – aspetto certo non secondario –, ma soprattutto assicurando la presenza di figure di riferimento, non necessariamente educatori o tutor di professione, disposte a mettersi in gioco e a trasmettere, attraverso l’esempio, uno stile di studio e di vita. Per l’Ateneo si tratta di un investimento molto importante in termini di impegno di risorse, economiche e umane; investimento che nel tempo si è però dimostrato vincente quanto a risultati ottenuti, come viene confermato anche dai dati relativi alle medie accademiche e ai tassi di abbandono degli studi dei collegiali.

Attraverso questo tipo di esperienza, infatti, lo studente acquisisce attitudini molto apprezzate nel mondo del lavoro, quale l’adattabilità e la capacità di lavorare in team. A queste soft skills, trasmesse grazie al valore intrinseco della vita comunitaria, nelle residenze in campus dell’Università Cattolica si aggiunge poi una attenzione formativa supplementare, che permette il potenziamento del proprio curriculum. E ciò grazie all’acquisizione di competenze linguistiche, alla frequenza di corsi di alta formazione appositamente attivati per i collegiali (www.collegiunicattolica.it) e al coinvolgimento nel progetto UCSC Charity Work Program, che propone un’esperienza estiva di solidarietà internazionale presso Paesi emergenti e che si aggiunge all’annuale pellegrinaggio in Terra santa, occasione unica per visitare i luoghi simbolo della cristianità.

Il crescente numero delle domande di ammissione ai collegi della Cattolica ha evidenziato negli ultimi anni come il valore aggiunto di frequentare l’Università da studente in campus, sia sempre più percepito ed apprezzato dalle matricole. Eloquente in questo senso il video con la storia di Alessandro:

Ed ecco che allora l’Università Cattolica si trova oggi davanti a una sfida importante: riuscire a valorizzare ulteriormente i propri collegi in quanto parte integrante dell’offerta didattica, in senso pienamente educativo. Un investimento in questo senso, oltre a permettere maggiore mobilità studentesca (non solo nazionale ma anche internazionale), risulta infatti funzionale a preservare la qualità della proposta formativa, permettendo inoltre la realizzazione di progetti dedicati che possano rispondere in modo concreto a specifiche esigenze di mercato senza subire i vincoli dei requisiti ministeriali.

Ma, oltre a questa indubitabile “marcia in più”, la formula del collegio universitario in Cattolica può essere il punto da cui ripartire, nell’Università, per creare percorsi propriamente educativi all’interno del contesto formativo odierno, che risulta estremamente parcellizzato. Nella consapevolezza che solo percorsi pedagogici “di significato” possono essere la culla dell’identità istituzionale e dell’affezione delle future generazioni di allievi, destinati a lasciare traccia importante nella vita degli studenti restituendo una dimensione umana al rapporto di apprendimento, con influenza estremamente positiva per l’intero ateneo.

Già oggi, peraltro, i nostri collegi costituiscono un valore aggiunto per l’intera comunità universitaria: consentono, infatti, di animare la Cattolica anche nei periodi di assenza dei corsi curriculari e contribuiscono a mantenerne vivi gli aspetti identitari e a restituire all’Ateneo un ruolo centrale nel tessuto cittadino.


sciarrone_alibrandiAntonella Sciarrone Alibrandi
Professore ordinario di Diritto privato
Università Cattolica del Sacro Cuore

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