rassegna stampa

Educare: Ragazzi, allarme solitudine. Urgente una nuova alleanza

di Stefania Careddu

Sinodalità: è la parola che anche in ambito educativo ritorna, come esigenza e come indicazione da seguire. La prima giornata dei lavori di gruppo, caratterizzata dalla forte eco delle parole di Papa Francesco, ha fatto emergere la necessità «di favorire sinergie per condividere ciò che si fa, evitando settorializzazioni e dispersioni», spiega Giuseppe Mari, docente di pedagogia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, uno dei coordinatori di questa fase del Convegno. «La Chiesa è tonica e non passiva rispetto agli eventi: serve però un’effettiva integrazione che metta insieme le diverse proposte», afferma Mari, evidenziando che i delegati all’appuntamento di Firenze hanno «lavorato molto bene, con partecipazione, manifestando grande naturalezza nel confronto che si è svolto senza tensioni, con una notevole capacità di ascolto e comunicazione reciproca». Anche sulla via dell’educare, aggiunge il professore, «è stata rilevata l’esigenza di una sinodalità non solo sul piano delle idee, ma soprattutto delle attività che si fanno a livello di Chiese locali». «È necessario creare alleanze tra famiglie, scuole, parrocchie, associazioni, istituzioni che si occupano di educazione a tutto tondo, con un invito a collaborare con le realtà non ecclesiali», conferma da parte sua Paola Dal Toso, segretaria generale della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali. «Sta maturando – continua – la consapevolezza che occorre riappropriarsi dell’educazione, cioè che gli adulti si assumano la responsabilità educativa, mettendosi in gioco per dare risposte a chi chiede ragioni». Di fronte «a bambini e giovani sempre più abbandonati a loro stessi e molto soli», diventa fondamentale la presenza di «adulti preparati, pronti a capire i nuovi e diversi modi di esprimersi dei ragazzi, ad esplicitare l’implicito, a comprendere cosa si nasconde dietro determinati comportamenti».

Secondo Dal Toso, che sintetizza gli umori dei delegati «entusiasti dell’intervento di papa Francesco e della possibilità di mettersi attorno ad un tavolo per discutere», «ci potrà essere un miglioramento solo se si investe sull’educazione e in particolare su un’educazione integrale rivolta all’uomo nella sua totalità e dunque pure nella sua dimensione religiosa». Il cammino riparte da questa consapevolezza, alimentata dall’appello del pontefice «al dialogo e alla relazione che sappia fare silenzio per ascoltare le voci impercettibili dei bambini e dei giovani».

da Avvenire, 12 novembre 2015

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