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Giovani, Vangelo e lavoro per un nuovo umanesimo

di Antonio Giuliano

Galantino, Ciotti e Longoni firmano un libro a tre voci per tracciare un bilancio dell’iniziativa lanciata 20 anni fa

«Non esistono formule magiche per creare lavoro. Occorre investire nell’intelligenza e nel cuore delle persone». Questa convinzione animava don Mario Operti (1950-2001) nell’ideare il «Progetto Policoro», l’iniziativa promossa dalla Conferenza episcopale italiana che sta per tagliare il traguardo dei vent’anni.

Era infatti il 14 dicembre 1995, quando sulla scia del Convegno ecclesiale nazionale di Palermo alcuni rappresentanti delle diocesi del Sud lanciavano da Policoro (Matera), in Basilicata, questa nuova sfida. Un’esperienza, un metodo molto concreto con cui la Chiesa scende in campo per contrastare la piaga della disoccupazione giovanile, specie in aree svantaggiate della penisola, ma soprattutto per incoraggiare le nuove generazioni a far fruttare i propri talenti senza cedere alla rassegnazione.

Giovani, Vangelo, lavoro, il motto del Progetto Policoro, è il titolo ora di un volume essenziale edito da Palumbi (72 pagine, euro 4) che traccia un bilancio di vent’anni di attività dando voce a monsignor Nunzio Galantino, don Luigi Ciotti e don Fabiano Longoni. Parliamo di una realtà che scommettendo in primo luogo sulla formazione ha poi dato vita a consorzi, cooperative o piccole imprese e ha finito per contagiare anche altre diocesi del Centro e del Nord.

Per monsignor Galantino, segretario generale della Cei, siamo di fronte a una sfida che sta continuando a crescere: «Non dimentichiamo che il Progetto Policoro in questo momento è attivo in 128 diocesi, ma non solo: numerosi istituti bancari sono coinvolti e investono denaro accompagnati dalle stesse diocesi che, attraverso l’8×1000, investono risorse affinché questi progetti possano essere realizzati». C’è bisogno di un cambiamento culturale per far sì che i giovani passino «dall’assistenziali-smo al protagonismo », anche lì dove il territorio è preda della criminalità.

Grazie anche alla collaborazione con l’associazione «Libera» di don Luigi Ciotti, sono nate imprese che hanno ricevuto in gestione terreni confiscati alla mafia. «Policoro – spiega don Ciotti – nasce per dare ai giovani la possibilità di riempire la vita di vita, di vivere e di non lasciarci vivere. Offre loro strumenti per rialzare la testa, per ritrovare libertà e dignità».

Per don Fabiano Longoni, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro, i frutti del Progetto Policoro sono rappresentati da almeno «700 imprese» nei settori più disparati, dall’artigianato ai servizi sociali, con un fatturato di circa «25 milioni di euro generati da tali aziende». Un successo ispirato da una profonda convinzione evangelica: «Per Dio io sono un tesoro da non perdere, ovvero ho virtù molto più forti dei miei peccati, delle mie debolezze e dei miei limiti. Policoro è anche questo, una dimostrazione attiva di un Dio che ci sorregge al di là dei nostri limiti e delle nostre paure con la sua misericordia».

da Avvenire, 18 ottobre 2015

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