rassegna stampa

Tavoli di Lavoro

Il grazie dei fiorentini: un «pieno» di speranza

di Riccardo Bigi

Dai ‘padroni di casa’ grande consenso su stile e contenuti. Betori: è stata un’occasione di risveglio dell’identità cittadina

«In questi giorni vivo dei “grazie” che mi dicono e cerco di trasferirli ai tanti che hanno collaborato alla riuscita di queste giornate: le istituzioni di questa città che hanno lavorato insieme con grande intesa, e poi tanta gente: sia chi con la sua professionalità si è messo a servizio, sia i tantissimi volontari che dovevano presidiare tanti luoghi, tanti eventi». Il cardinale Giuseppe Betori non nasconde, al termine del Convegno ecclesiale nazionale, la sua gioia: per l’arcivescovo di Firenze l’impegno di ospitare questo momento così importante per la Chiesa italiana era una grande responsabilità e adesso che è il tempo dei bilanci, può finalmente parlare a cuore leggero del Convegno come di un grande dono. «Per Firenze – dice – è stata un’occasione di risveglio della propria identità: anche nella possibilità che ci è stata data, giovedì pomeriggio, di presentarci ai convegnisti nei trenta incontri in cui abbiamo cercato di selezionare ciò che è tipi- camente fiorentino, ciò che si può trovare a Firenze e non altrove. Abbiamo voluto presentare ai delegati del Convegno la bellezza della storia e dell’attualità di Firenze, cattolica e laica, e questo ho visto che ha suscitato grande interesse. E poi abbiamo avuto soprattutto il grande dono del Papa, che ha risvegliato i sentimenti più profondi di affetto, quei sentimenti che i fiorentini a volte nascondono un po’: abbiamo visto la città esplodere di gioia e il Papa ne è rimasto colpito profondamente, me lo ha detto uscendo dallo Stadio».

Molto contento anche dom Bernardo Gianni, il priore di San Miniato al Monte. Padre Bernardo ha fatto parte, da fiorentino, del comitato organizzatore nazionale del Convegno: «Mi sembra che la Chiesa italiana esca da questi giorni rinvigorita. Le relazioni finali sono stati miracoli di sintesi e di concretezza, e il cardinale Bagnasco nelle sue prospettive finali le ha assunte in pieno. Adesso ogni comunità potrà far diventare queste relazioni carne del proprio agire pastorale».

Gabriella Pennino, presidente diocesana dell’Azione Cattolica, era tra i delegati della diocesi di Firenze al Convegno: «Abbiamo ricevuto tante cose che adesso dovremo restituire», dice. «Quello che personalmente ho notato è che la Chiesa italiana, in questo cammino di conversione a cui è chiamata, non parte da zero: abbiamo respirato, nelle persone di tutta Italia che abbiamo incontrato, nelle esperienze che abbiamo ascoltato, una grande vitalità. Mi è piaciuta molto la composizione dei tavoli di lavoro, in piccoli gruppi che poi andavano ad allargarsi: ci ha fatto vedere che partendo dal piccolo si costruisce qualcosa di grande. Durante i lavori si è parlato molto dei giovani: non per occuparci di loro in modo paternalistico, ma per rifornirli di speranza». A proposito di giovani, nella delegazione della diocesi di Firenze c’erano Eleonora Rinaldini e Marco Tellini: parlano di un’esperienza entusiasmante, a partire dal discorso del Papa di martedì mattina in Cattedrale. «Papa Francesco in Duomo – dice Marco – ci ha indicato con grande chiarezza la strada su cui camminare ». Don Alessandro Lombardi, incaricato diocesano per la pastorale giovanile, ha apprezzato molto anche lo stile del convegno: «un metodo molto fruttuoso dove ognuno ha potuto dare il suo contributo». Nella delegazione della diocesi di Firenze c’era anche Mauro Barsi, il presidente di Agata Smeralda: associazione che da 25 anni aiuta, attraverso le adozioni a distanza e altre iniziative, i bambini di vari paesi del mondo. Più che dare una sua lettura, preferisce riferire quello che gli ha detto l’arcivescovo prelato di Loreto, Giovanni Tonucci: il primo bel risultato di questi giorni è che Firenze, e con Firenze tutta la Chiesa italiana, ha fatto sentire a papa Francesco il suo affetto, il suo «siamo con te».

da Avvenire, 15 Novembre 2015

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