segni dell'umano

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La dignità del lavoro

a cura dalla Commissione Nazionale Valutazione Film | Fondazione Ente dello Spettacolo

Emergenza lavoro, il richiamo di papa Francesco

«Dove non c’è lavoro, manca la dignità! (…) È difficile avere dignità senza lavorare. (…) Lavoro vuol dire dignità, lavoro vuol dire portare il pane a casa, lavoro vuol dire amare! Per difendere questo sistema economico idolatrico si istaura la “cultura dello scarto”: si scartano i nonni e si scartano i giovani. E noi dobbiamo dire “no” a questa “cultura dello scarto”». È il richiamo di papa Francesco in occasione della sua visita pastorale a Cagliari, il 22 settembre 2013, nell’incontro con il mondo del lavoro, con i tanti preoccupati per un lavoro precario o per un posto di lavoro che non c’è. Nel cammino che ci conduce al Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze 2015, il tema del lavoro rientra di certo nella riflessione dedicata al nuovo umanesimo: il lavoro come spazio vitale che l’uomo è chiamato ad abitare, ma anche come bisogno per condurre una piena vita familiare e sociale.

La crisi del lavoro conquista il grande schermo

Le difficoltà lavorative, la precarietà o la perdita del lavoro sono temi presenti nelle narrazioni cinematografiche degli anni Duemila. Il cinema ha offerto numerose occasioni di riflessione, anche con l’acuirsi della crisi economico-finanziaria deflagrata dal 2008. Tante le proposte, dal cinema italiano con Giorni e nuvole (2007) di Silvio Soldini, Debito di ossigeno (2009) di Giovanni Calamari e la commedia La mossa del pinguino (2014) di Claudio Amendola, al cinema europeo in particolare con i grandi autori Jean-Pierre e Luc Dardenne e Ken Loach, rispettivamente con Due giorni, una notte (Deux jours, une nuit, 2014) e La parte degli angeli (The Angel’s Share, 2012). Dalla Francia si segnala il recente La loi du marché (2015) di Stéphane Brizé, che si è imposto al 68. Festival di Cannes. Non sono mancate proposte interessanti anche da Hollywood come 99 Homes (2014) di Ramin Bahrani oppure The Company Men (2010) di John Wells.

Due giorni, una notte 

50485È in particolare Due giorni, una notte dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, sempre attenti con il loro cinema – si vedano anche Il ragazzo con la bicicletta L’enfant. Una storia d’amore – a raccontare le periferie dell’esistenza, a offrire uno sguardo realistico e problematico sull’argomento, ma accompagnato anche da un orizzonte di speranza.

La trama. Sandra (Marion Cotillard) è un’operaia di una piccola azienda di pannelli solari. Si è appena ripresa da una grave depressione ed è pronta a rientrare sul posto di lavoro, quando scopre improvvisamente di essere prossima al licenziamento. In azienda viene infatti proposta una votazione ai dipendenti: mantenere il posto di lavoro per Sandra oppure ricevere un bonus di 1.000€ con la riduzione però di un membro dell’organico. La prima votazione è a sfavore di Sandra. Data però l’irregolarità con cui è stata condotta la consultazione, viene concessa una seconda votazione. Sandra ha quindi due giorni di tempo, un fine settimana, per convincere i suoi colleghi a conservarle il posto di lavoro.

I fratelli Dardenne mostrano nuovamente le crepe della nostra società, dove il lavoro è sempre più campo di lotta, dove i diritti dei lavoratori sembrano sbiadire progressivamente. Sandra è percepita come un peso per la sua azienda; è reduce infatti da una lunga malattia ed è considerata poco produttiva per gli standard previsti. Sandra si sente umiliata e rifiutata. Ma ha bisogno di lavorare, ha un disperato bisogno di uno stipendio per mantenere la sua famiglia, i suoi due figli; i guadagni del marito infatti non bastano.

Sostenuta dal marito Manu (Fabrizio Rongione) e dalla collega Juliette (Catherine Salée), la giovane donne decide allora, non senza difficoltà o incertezze, di mettersi in gioco, di fare il possibile per far cambiare idea ai propri colleghi. Inizia così una processione laica, l’incontro con ciascun collega. È una vera e propria via Crucis quella di Sandra, un difficile cammino sotto il peso dell’angoscia e della paura di veder franare ancora la propria vita. Arriverà persino a tentare di uccidersi, ma sarà l’amore della sua famiglia a tenerla in vita, a indurla a reagire. Sandrà lotterà per ottenere giustizia, per squarciare un orizzonte di speranza.

La sequenza del film

Molte sono le sequenze significative del film, come i dialoghi con il marito, gli incontri con i colleghi o il momento della votazione. Tra queste, in particolare, si segnalano soprattutto gli incontri di Sandra con i colleghi. I fratelli Dardenne sono attenti a non semplificare la rappresentazione dei personaggi in buoni e cattivi. I registi belgi infatti raccontano un’umanità disperata in cerca di riscatto. E così vediamo passare in rassegna i volti dei vari lavoratori e delle loro famiglie, tutta gente disgraziata e così bisognosa di un bonus di 1.000€ per ripianare i debiti, per far quadrare i conti in un’esistenza quotidiana piena di ostacoli.

I registi sono attenti dunque nel non sposare solo la prospettiva di Sandra, a non farne una figura prevedibilmente eroica, bensì descrivono un’umanità in affanno, in balia di incertezze lavorative.

Oltre il realismo, però la speranza. Due giorni, una notte offre infatti qualcosa in più di un ritratto sociale duro e asciutto: Sandra è sì vittima di un’ingiustizia, ma non si rassegna; è capace di vincere i propri demoni, le proprie fragilità, riconquistando la fiducia in se stessa e il coraggio per lottare per un domani migliore.

Sandra si riconcilia con la vita, e questo è possibile soprattutto grazie alla sua famiglia, al sostegno che le offre il marito. È proprio la figura del marito Manu a giocare un ruolo decisivo: è sempre vicino a Sandra, le dona conforto e comprensione; la accompagna passo dopo passo nella sua via Crucis, non facendola sentire mai sola, smarrita.

Interno, casa di Sandra e Manu

Sandra: Non c’è nessuno che pensa a me. È come se non esistessi. Ma hanno ragione. Non esisto… Non sono niente, proprio niente. (Pianto di Sandra)

Manu: Sandra… Sandra… Tu esisti, Sandra! Io ti amo. (Lacrime di Sandra)
Anche  per loro [i tuoi colleghi] esisti. Prima di scegliere hanno esitato, hanno pensato a te. Ed è per questo che devi vederli uno per uno nel weekend. Hai capito?

Sandra: Tanto li vedrò lunedì mattina… Non cambia.

Manu: No! Saranno in gruppo. Tu devi parlarci uno a uno. Dirgli che non vuoi perdere il lavoro, che hai bisogno del lavoro, di stare con loro e di non trovarti sola e disoccupata.

Sandra: Ma sembrerà che chiedo l’elemosina… (Piangendo)

Manu: Ma no! Non è colpa tua se perdono il bonus perché resti. È il principale che ha deciso, non tu.

La famiglia rimarca così il suo ruolo decisivo nelle difficoltà della vita; è una risposta solida alle continue avversità del quotidiano.


PER APPROFONDIRE

Commissione Nazionale Valutazione Film CEI – Cnvf.it: “I due registi fanno in modo che il tono di denuncia, polemico e di protesta non prevarichi mai quello umano, interiore, solidale. Sandra è una donna che deve superare impacci, timidezze, incertezze ma trova i migliori alleati nei due figli adolescenti e soprattutto nel marito Manu, che la supporta in ogni momento difficile. La soluzione finale consente di precisare che mai come in questa occasione i due autori hanno costruito uno sguardo carico di una pulizia etica totale, un afflato improntato a una moralità assoluta, priva di retorica, ideologia, didascalismi. Una grande parabola civile e sociale, un regia asciutta e intensa, priva di fronzoli o espedienti; un finale di contenuta, semplice commozione. Accanto a Sandra, che si incammina verso il futuro, ci sono tutti coloro che mettono comprensione, cuore e ragione davanti a piccoli e egoistici interessi individuali”.

Rivista del Cinematografo – Cinematografo.it: “Due giorni, una notte, questo tempo circoscritto e insieme assoluto – un tranquillo weekend di Passione nella via crucis di Sandra – mantiene intatta la forza del cinema dei Dardenne, che è quella della rivelazione: laddove altri avrebbero cavato fuori uno scontato pamphlet sulla crisi, i due belgi cercano ancora una volta Adamo, rifiutando qualunque forma di mediazione politicosociale. (…) Per i Dardenne ci sono essenzialmente uomini e donne. Alcuni ti voltano le spalle, altri te ne offrono una su cui piangere. C’è l’azienda ma anche la famiglia, autentica anima di questa storia. Il dirigente infido e l’amore paziente di un marito. E ci sono, come sempre nel loro cinema, i bambini, custodi di una rinnovata speranza. Persino oggi. Anzi, oggi più che mai” (G. Arnone, Rivista del Cinematografo, n. 11, 2014, p. 61).

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