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Laudato si’, un’enciclica interattiva

di Alessandro Gisotti

Era il 1995 e Giovanni Paolo II con lungimiranza faceva aprire il sito web vatican.va (la Camera dei Deputati, per esempio, adotterà questa scelta solo a fine anni ‘90) sancendo così l’ingresso della Santa Sede in Internet. Giusto vent’anni dopo, Papa Francesco ha avviato la riforma dei media vaticani mettendo nero su bianco, fin dall’incipit del motu proprio con il quale istituisce la Segreteria per la comunicazione, che questo processo di “ripensamento” e riorganizzazione è motivato innanzitutto “dalla presenza e dallo sviluppo dei media digitali”. Un impegno che ha avuto nella pubblicazione dell’Enciclica Laudato si’ quasi una “prova generale” soprattutto se puntiamo l’attenzione sui fattori della “convergenza” e dell’“interattività” che vengono indicati nel motu proprio. Come ha sottolineato il neoprefetto della segreteria per la Comunicazione, mons. Dario Edoardo Viganò, ci troviamo dinnanzi a un Papa “che non teme assolutamente di sottolineare la distanza tra la cultura nella quale è cresciuto, quella tipografica” e “la cultura cosiddetta digitale nella quale si trova a vivere il pontificato”. Ma, al tempo stesso annota il direttore del Ctv sull’Osservatore Romano, “lo stile conversazionale e il dialogo” che Francesco “attiva si muovono” proprio grazie ai suoi giovani interlocutori “decisamente più figli della cultura digitale che non tipografica, in una comunità magmatica, fluida e dai contorni aperti”.

La stessa Laudato si’ sembra essere stata concepita da Papa Francesco come un “documento aperto”, che accoglie il contributo di più voci anche non ecclesiali. Già in Evangelii Gaudium erano numerose le citazioni di documenti delle Conferenze episcopali di diversi Paesi, ma Francesco nell’Enciclica sulla “cura della casa comune” cita anche il Patriarca ecumenico Bartolomeo I e addirittura un “mistico islamico”. “Si potrebbe quasi dire – ha commentato padre Antonio Spadaro, ai microfoni di Radio Vaticana – che si tratta di un’Enciclica open source. Effettivamente, sia il tema “trasversale” della difesa dell’ambiente che il linguaggio utilizzato fanno sì che un documento magisteriale sia “alla portata di tutti”. Non stupisce dunque se Laudato si’ è in vetta alla classifica dei libri di saggistica più venduti in Italia in questo periodo.

L’interattività è stata una dimensione particolarmente presente nella modalità in cui Laudato si’ è stata comunicata alla Chiesa e al mondo. Oltre alla tradizionale conferenza stampa, questa volta però avvenuta nell’Aula Nuova del Sinodo e non nella Sala Stampa della Santa Sede, l’Enciclica è stata rilanciata direttamente dall’Autore sul suo account Twitter. Per tutta la giornata, l’account @Pontifex – seguito da oltre 22 milioni di follower in 9 lingue – ha twittato passaggi della Laudato si’ che hanno così generato nella Rete un flusso di contenuti di “prima mano”, brevi ma incisivi. L’esempio è stato prontamente ripreso anche dagli account di altre realtà ecclesiali come per esempio la Conferenza episcopale degli Stati Uniti (@USCCB) che ha alternato tweet con frasi riprese dall’Enciclica a commenti di vescovi statunitensi. Una campagna mediatica per riflettere su Laudato si’ è stata inoltre lanciata sui propri social network da “Chiesa in Expo” (@caritasinexpo e @expoholysee). Ogni giorno, su Twitter, Facebook e Instagram, vengono dunque proposte un’immagine e una frase per riflettere sui temi principali dell’Enciclica.

L’elemento convergenza si è invece visto soprattutto nel movimento di consenso che ha accompagnato la pubblicazione dell’Enciclica. Un convergere anche fisico di persone diverse, donne e uomini che si sono ritrovati compagni di strada nella comune difesa del Creato. E’ quanto si è sperimentato il 29 giugno in Piazza San Pietro quando ai partecipanti alla Marcia “Una terra, una famiglia umana”, promossa dalla Federazione degli organismi cristiani servizio internazionale volontariato (FOCSIV) – quindi, un’associazione di ispirazione cristiana – si sono uniti rappresentanti di associazioni ambientaliste “laiche” come WWF e Legambiente. Un segno concreto di quella “cultura dell’incontro”, che Papa Francesco va ridicendo con gesti prima ancora che parole. Ma anche del “poliedro” come modello di globalizzazione che non annulla ma esalta le differenze (considerate ricchezze) in vista di un obiettivo comune.

Del resto, che questa Enciclica offra spunti preziosi per la riforma dei media (non solo vaticani) nell’era del Rapido Sviluppo lo conferma anche il paragrafo 47 del documento che offre un piccolo vademecum sulle “buone dinamiche” del mondo digitale. Una riflessione che, tra gli altri, ha trovato il plauso del blogger del New York Times, Andrew C. Revkin. Francesco chiede che si agisca affinché i nuovi mezzi di comunicazione sociale “si traducano in un nuovo sviluppo culturale dell’umanità e non in un deterioramento della sua ricchezza più profonda”. E avverte che “i mezzi attuali permettono che comunichiamo tra noi e che condividiamo conoscenze e affetti” ma “a volte anche ci impediscono di prendere contatto diretto con l’angoscia, con il tremore, con la gioia dell’altro e con la complessità della sua esperienza personale”. Parole che si ricollegano al primo messaggio di Francesco per la Giornata delle Comunicazioni Sociali dove, con originalità, il Pontefice indica il Buon Samaritano come modello per i giornalisti. Perché l’obiettivo di un buon comunicatore non è fare audience. È farsi prossimo.

Alessandro Gisotti
vice-caporedattore alla Radio Vaticana

1 Commento a “Laudato si’, un’enciclica interattiva”

  1. laura giomi
    il

    grazie per tutto quello che hai scritto…. io so soltanto una cosa… che Papa Francesco sta parlando al cuore di tutti….. e ringrazio Dio che ce l’ha donato…. con la rinuncia di Benedetto XVI, papa emerito a cui sono molto affezionata.
    Grazie perché la Chiesa sta veramente cambiando o per lo meno lo spero.

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