segni dell'umano

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Masaccio e l’umanesimo della cappella Brancacci

di Anna Delle Foglie

Masaccio, come Giotto, Michelangelo e Caravaggio è tra gli artisti che hanno tracciato un segno profondissimo dell’umano nella storia dell’arte. Tommaso di ser Giovanni, detto Masaccio nato a San Giovanni Valdarno, aveva appena venticinque anni, quando nella Basilica di Santa Maria del Carmine a Firenze, su commissione del mercante Felice Brancacci, affrescò tra il 1425 e il 1426 in collaborazione con Masolino da Panicale la cappella del transetto destro, mutando solo con questa impresa il corso della pittura e dando origine al Rinascimento.

Masaccio2Il confronto che si staglia sulle pareti della cappella tra la Tentazione di Adamo ed Eva di Masolino e la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre di Masaccio è emblematico. Mentre Masolino compone le figure in un’atmosfera sospesa, equilibrata ed elegante ancora intrisa dello stile tardogotico, Masaccio dona ai corpi un realismo e un vigore inedito e ferma in una sola smorfia tutto il dolore di Eva. L’umanità si percepisce chiaramente in quell’urlo disperato e la vergogna affiora sul volto coperto di Adamo. La vita è sconvolta dal peccato originale e il linguaggio della Genesi si fa immagine grazie al pathos di Masaccio.

Tra le varie scene del ciclo di affreschi, nel registro mediano dietro l’altare, si trova il Battesimo dei neofiti. L’episodio è tratto dagli Atti degli Apostoli (2,37-41), che narrano di Pietro e delle conversioni avvenute dopo il suo discorso: “All’udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Che cosa dobbiamo fare fratelli? E Pietro disse: Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo”.

Cappella_brancacci,_Battesimo_dei_neofiti_(restaurato),_MasaccioAl racconto biblico corrisponde la scena dipinta che ritrae il momento in cui tutti coloro che erano presenti – si parla di tremila persone – si inginocchiarono dinanzi all’apostolo per ricevere il Battesimo. L’artista ambienta la composizione in un paesaggio di monti e collinette pietrose, con le figure disposte in basso a semi cerchio. Da un lato c’è Pietro rappresentato di profilo, il suo volto è rude e fermo, sul suo capo l’aureola taglia lo spazio come un disco. Alle sue spalle ci sono due uomini abbigliati secondo la moda del tempo e sul capo recano il mazzocchio, il tipico cappello alla fiorentina. Tutta la scena, inquadrata in prospettiva è immersa nella luce naturale e il gioco delle ombre come un vortice conduce al centro, dove un uomo dal corpo atletico è chino per terra, le ginocchia sono immerse nella trasparenza cristallina dell’acqua, il suo viso è in parte coperto dai capelli bagnati. Quanto di umano c’è nella resa plastica di quel corpo e nelle mani giunte in segno di rispetto? Quanto di umano c’è nell’attesa di colui che trema? Sarà davvero il freddo che lo ha colto dopo essersi spogliato degli abiti o la paura del cambiamento che sta per avvertire nello Spirito? In tale figura già Giorgio Vasari aveva visto qualcosa di straordinario affermando che nella: “istoria dove San Piero battezza, si stima grandemente uno ignudo che triema tra gli altri battezzati assiderando di freddo, condotto con bellissimo rilievo e dolce maniera”, mentre nell’Ottocento fu lo stesso Stendhal ad affermare con enfasi che la figura del neofita tremante è rimasta senza rivali, fino al secolo di Raffaello.

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