rassegna stampa

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Missione, famiglia, educazione, poveri. Da qui si riparte

di Francesco Ognibene

Il cardinale arcivescovo ha parlato di quattro priorità per il cammino delle diocesi. Dal Papa «scossa» all’impegno di evangelizzazione. Sulla sentenza della Consulta per la selezione degli embrioni: frutto di una cultura che riduce l’uomo a una cosa

«Missionarietà, attenzione alla famiglia, educazione e scuola, impegno al fianco dei poveri, che sono una grande presenza educativa se li sappiamo ascoltare ». Sono le quattro scelte del Convegno ecclesiale di Firenze, riassunte dal cardinale Angelo Bagnasco nel corso della conferenza stampa in coda all’ultimo atto assembleare. Non si tratta di ‘conclusioni’, «perché adesso il Convegno si ‘apre’ nelle diocesi » passando la sua eredità da Firenze a tutta Italia. Ma per il presidente della Cei occorre anzitutto che la Chiesa italiana torni a uscire evangelizzando: «Abbiamo sempre cercato di farlo, ma c’era bisogno di una scossa. Questa scossa è arrivata dal Papa, e questa è una grazia di Dio». È vero però che «le nostre comunità sembrano poco dedite all’evangelizzazione, perché hanno timore di affrontare la virulenza della cultura diffusa, e questo crea disagio», ma anche perché «c’è poca preparazione» e in aggiunta «il mondo attorno a noi invita a ritirarsi nel privato». Ad attendere i cattolici italiani a un impegno rinnovato è poi l’educazione, che secondo Bagnasco richiede ora «una domanda preliminare prima ancora di chiedersi cosa si deve fare: chi sono io? Se voglio accendere una luce, e non sono acceso, non serve a niente; se devo insegnare ad amare e sono sterile o autocentrato cosa potrò dire? ». Parlando di «alleanze virtuose con le istituzioni educative» era inevitabile che la riflessione si spostasse anche sul caso della scuola che ha impedito la visita didattica a una delle mostre di arte sacra allestite a Firenze perché avrebbe potuto ferire qualche alunno non cattolico: «È di buon senso che tutto quanto di buono, di bello e di grande sperimentiamo possa abitare i nostri cuori, da qualunque parte venga. Se solo si tenesse fede a questo criterio non si creerebbero intoppi simili». Altra vicenda di cronaca commentata dal presidente della Cei è quella definita «dolorosissima e penosa» dell’ex abate di Montecassino e della sua condotta più che discutibile (di cui riferiamo più ampiamente a pagina 10, ndr). Rivolgendosi ai giornalisti, Bagnasco li ha dunque invitati a non raccontare solo i casi negativi, che «devono essere riferiti» ma senza eclissare il grande bene che si fa: «Nessuna ombra deve oscurare la luce di chi è fedele alla vocazione ». Che pessimi episodi di cronaca possano poi avere ricadute negative sulla scelta degli italiani in tema di otto per mille potrà anche accadere ma «se uno è informato correttamente e pensa con la sua testa non può non vedere i 6 milioni di pasti serviti dalle mense legate alla Chiesa, le 115mila istituzioni cattoliche che soccorrono i bisognosi di ogni tipo, i 500mila poveri aiutati ogni giorno da Caritas e realtà ecclesiali non solo con prestazioni assistenziali ma soprattutto con uno sguardo e una prossimità che restituisce dignità a chi è povero, invisibile o solo. Ognuno tiri le sue conseguenze». Una battuta anche per la sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha appena aperto la porta alla selezione eugenetica degli embrioni: «È il frutto di una cultura che avanza ispirata al liberismo fanatico e al capitalismo esasperato, che riducono l’uomo a una cosa, che ha valore solo se produce. Dobbiamo reagire – ha insistito con forza il presidente dei vescovi italiani – e dire che questa visione della persona è sbagliata e non possiamo accettarla. Il Papa è il primo ad affermarlo e in questo ci invita ad andare controcorrente, con le buone prassi e con la parola». Infine Bagnasco, invitato a dire una parola sulle diffuse incrostazioni malavitose nel Paese, ha proposto di «riprendere in mano quel piccolo documento della Chiesa pubblicato qualche anno fa, ‘Educare alla legalità».

da Avvenire, 14 novembre 2015

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