#FIRENZE2015lab, rassegna stampa

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Non perdere il valore del dono

Gli interventi della seconda giornata /2

di Maria Rita Valli

Solidarietà, fraternità, relazioni, sono le parole che hanno attraversato i contributi della seconda, ricca giornata del Laboratorio di studio di Perugia. La giornata si è aperta con una relazione in cui Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, ha portato l’attenzione sulla «misericordia», attributo del Dio unico, come «dono che impegna l’uomo a vivere l’amore di Cristo». Dopo la sessione dedicata al “Dialogo: nel nome dell’Unico, per una antropologia di pace”, Marco Bontempi ha presentato l’esperienza del Tavolo ebraico-cristiano-islamico di Firenze. Nel pomeriggio i lavori sono ripresi con la sessione su ‘Epifania dell’altro e disvelamento del sé’, moderato da padre Giulio Michelini, membro della Giunta coordinatrice di Firenze 2015. Un confronto «tutto cattolico», ha detto Michelini presentando i relatori, i docenti della Pontificia Università di Rio de Janeiro Maria Clara Bingemer e Paulo Fernando de Andrade, con la partecipazione di don Roberto Repole, presidente dell’Associazione teologica italiana. E parlando di Dio che si manifesta, Repole ha sottolineato come la fraternità non sia solo «questione ecclesiologica, perché è la manifestazione stessa del volto di Dio» e Cristo non è solo immagine del cristiano ma dell’umanità intera.

[Foto Siciliani]

In conclusione di giornata la sessione su “Etica ed economia: la ferita dell’altro”, con Simone Poledrini (Università di Perugia), Emmanuel Gabellieri (Università Cattolica di Lione), Alain Caillé (Università Paris X) e Luigino Bruni (Università Lumsa), quest’ultimo firma di Avvenire, autore di molti studi sulla relazione tra economia, civiltà e religione. Gabellieri e Caillé hanno commentato alcuni testi di Bruni anticipando e preparandone l’intervento. E Bruni nel suo intervento ha denunciato come «la declinazione ultima del capitalismo ha trasformato il codice genetico del dono, facendolo diventare l’opposto », affermando anche che «la donazione filantropica uccide il dono». Un esempio per tutti, «le multinazionali dell’azzardo», che «danno il 2% alle vittime che loro stessi provocano». «L’economia non capisce la fraternità e dunque non capisce il dono», ha continuato Bruni, al contrario, «gli esseri umani sono capaci di virtù, ma le virtù vanno incoraggiate».

[Foto Sicliani]

da Avvenire, 9 maggio 2015

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