rassegna stampa

Novoli

Novoli, periferia intorno alla parrocchia

di Umberto Folena

La “missione” della comunità di Santa Maria Ausiliatrice visitata dai delegati del Convegno. Il parroco don Pestelli: sogno un quartiere dove per ogni palazzo e scala ci sia chi, se qualcuno sta male, lo faccia sapere

«Attento prete a icché tu fai, perché te tu vai via, ma noi qui si rimane!». Francesco Leoni è un parrocchiano di Santa Maria Ausiliatrice a Novoli da 45 anni. Praticamente da sempre. La parrocchia nasce nel 1965 sull’acqua, perché questo nei pressi dell’Arno, a nord di Firenze, era terreno paludoso; e appena un anno dopo ci penserà l’alluvione a sommergerla di nuovo. «Attento prete…». La battuta di un fiorentino, ma anche una piccola grande verità. I parroci si alternano, i laici rimangono. Un buon parroco se ne va dopo aver costruito, un parroco meno buono… E la “bontà” dipende dal sapersi guardare negli occhi, ascoltarsi e collaborare. Ieri pomeriggio la comunità di Novoli ha accolto una quarantina di delegati al Convegno ecclesiale nazionale, in uno dei trenta incontri con la città di Firenze. Novoli, non lontano dall’Isolotto e dalle Piagge. Novoli periferia sanguigna, che negli anni 50-60 accoglie qualche fiorentino, molti toscani, gente d’altre regioni ed esuli istriani. Novoli, senza la gloriosa e sovrabbondante ricchezza della città, senza tradizione. «Una comunità – spiegava ieri padre Giovanni Roncari, cappuccino fiorentino, vescovo eletto di Pitigliano- Sovana-Orbetello – che dovendo costruire se stessa dal nulla non s’è impaurita». Parrocchia che, come in cento altre periferie italiane, si trova oggi ad accogliere cinesi e sudamericani.

Ieri i delegati hanno potuto incontrare il parroco di oggi, don Simone Pestelli; un parroco di ieri, don Rodolfo Bitossi; un parroco che ha conosciuto il paese (Castelfiorentino), la montagna e ora la città nella basilica di San Lorenzo, don Marco Viola; e Letizia Ammannati, segretaria del Consiglio pastorale diocesano. Don Viola ha ricordato il rischio dei parroci che cambiano parrocchia. «Portarsi dietro i propri cliché, entrare a gamba tesa nella vita della comunità pensando che la parrocchia cominci da lui, anziché mettersi a servizio della realtà che trova».

Attento prete… Novoli ha la fortuna di aver avuto, come primo parroco, don Rodolfo Marinetto che ha lasciato un segno indelebile e tutti, da don Bitossi a Leoni, ricordano con affetto. «Non aveva nessuna paura del confronto, con lui c’era posto per tutti», dice don Bitossi. E Leoni aggiunge: «La nostra comunità è fondata sul Concilio. Non è mai stata una struttura piramidale, don Marinetto faceva tutto insieme a noi, perché era uno di noi. La nostra fortuna è di aver avuto grandi sacerdoti non presuntuosi». E anche i «laici appassionati» di cui parla Letizia Ammannati, laici che non si sentono né sono trattati da gregari, come i 243 che oggi a Novoli sono impegnati nelle diverse attività pastorali.

Alla fine, don Pestelli confida il suo sogno di parroco di periferia. «Una parrocchia dove per ogni casa, palazzo e scala ci sia chi, se qualcuno sta male, lo sa e lo fa sapere ». Laici che ascoltano, condividono, intervengono con il loro parroco. “Attento prete…”. Ma attenti tutti. Perché se il pastore deve avere addosso l’odore delle pecore, che pecore sono quelle che non hanno l’odore del pastore?

da Avvenire, 13 novembre 2015

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