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Nuove generazioni e integrazione dei saperi: quale umanesimo?

Università Cattolica del Sacro Cuore

Iniziativa di ateneo per la cultura 2013-2015

Il tema del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale, “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” (Firenze 9-13 novembre 2015) sollecita un’approfondita riflessione nell’ambito della cultura, della ricerca scientifica e dell’attività educativa e formativa dei giovani nell’Università italiana. Accogliendo questa sollecitazione, l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha avviato dal novembre 2013 una Iniziativa di Ateneo intitolata “Nuove generazioni e integrazione dei saperi: quale umanesimo?” – una proposta di ampia portata che mira a coinvolgere, per libera adesione, l’intero corpo docenti di tutte le Facoltà dell’Ateneo.

  1. Esigenza di cultura

Una valutazione ampiamente condivisa nell’Università Cattolica riguarda le sue grandi potenzialità in ordine a sviluppo di competenze disciplinari, a organizzazione didattica, a internazionalizzazione, ecc. Realizzare tale potenzialità appartiene alla mission dell’Università Cattolica ed è un valore aggiunto di immagine pubblica, ma è anche una necessità per far fronte alla crescita quantitativa e qualitativa dell’Ateneo. Tale sviluppo, però, esige a sua volta una crescita in ordine all’interazione e alla collaborazione delle strutture accademiche, cioè in ordine all’unità. L’Università Cattolica ha l’oggettivo vantaggio di essere un grande ateneo multitematico, cui è virtualmente possibile un grado interno di cooperazione polifonica, impensabile per le università statali e diverso da quello delle università pontificie, in quanto università che è istituzionalmente un’interfaccia tra il civile e l’ecclesiale. È necessario per questo che al crescere delle strutture e delle iniziative si accompagni un movimento di convergenza ideale e operativa. Senza convergenze nell’“idea di università” la crescita manca di criterio direttivo adeguato ed efficace. L’unità dell’Ateneo ha bisogno di una cultura a misura di un Ateneo cattolico.

Cultura” la si intende in questo caso in un senso ampio e alto. Non solo come forma di sapere di tipo applicativo o divulgativo dei saperi specialistici, ma come risposta alla domanda di senso e di valore dell’istituzione e delle sue attività e come riferimento fondativo e orizzonte comprensivo, entro cui collocare lo stesso lavoro scientifico e formativo, e anche amministrativo e organizzativo. È per questo che una riflessione culturale che accompagni la vasta pluralità di competenze e di obiettivi, di cui è fatta la vita accademica di un Ateneo come il nostro, è condizione e funzione di un’unità di intenti e orizzonti, nella varietà e ricchezza delle prospettive che vi contribuiscono.

D’altra parte, come ha ricordato il Rettore nel discorso di inaugurazione dell’a.a. 2013-2014, «la “Cattolica” nacque […] essenzialmente come progetto culturale», come «comunità educativa e di studio» per la formazione di «cittadini responsabili e solidali», «capaci di rendersi protagonisti di una testimonianza cattolica nel mondo della cultura».

  1. Cultura e identità dell’Università Cattolica

Tutto ciò aiuta a recuperare in modo più attento il riferimento alla cultura quale elemento di identità di una Università cattolica, già proposto con vigore da Giovanni Paolo II nella “magna charta” delle università cattoliche, la Costituzione apostolica Ex corde ecclesiae del 1990. Il documento – di cui ricorrerà nel 2015 il XXV anniversario – propone due certezze ricche di conseguenze: quella umanista, secondo cui «l’uomo vive di una vita degna grazie alla cultura» e quella cristiana, secondo cui il vangelo «è fecondo anche per la cultura, della quale l’uomo stesso vive». (n. 6). In tale visione, la dimensione culturale, benché distinta da quella scientifica, è indisgiungibilmente intrecciata con essa. La ricerca scientifica, nella misura in cui è accompagnata da una coscienza culturale, ha vivo il senso del suo rapporto metascientifico con la verità e con tutte le dimensioni fondamentali dell’umano: «per una sorta di universale umanesimo, l’Università cattolica si dedica completamente alla ricerca di tutti gli aspetti della verità nel loro legame essenziale con la verità suprema, che è Dio» (n. 4); per essa include senza forzature nella sua ricerca la dimensione morale, spirituale e religiosa e la valutazione delle conquiste delle scienze e della tecnica nella prospettiva della totalità della persona umana» (n. 7). Oggi, poi, la scienza, la tecnologia, l’economia e l’organizzazione sociale del lavoro «impongono ineludibilmente la necessaria corrispondente ricerca del [loro] significato»; questione alla quale «l’Università cattolica è chiamata in modo speciale a rispondere» (n. 7).

Nel pieno rispetto della sua «libertà accademica», una Università cattolica ha, perciò, nella cultura un «impegno istituzionale al servizio del popolo di Dio e della famiglia umana», in cui si ricapitola l’obiettivo dell’intera Università cattolica, «quello di garantire in forma istituzionale una presenza cristiana nel mondo universitario di fronte ai grandi problemi della società e della cultura» (n. 13).

La cultura, dunque, non costituisce nella visione di Ex corde Ecclesiae un’attività aggiuntiva, ma una dimensione istituzionale coestesa all’intera vita accademica, che si esercita sia come integrazione dei saperi alla ricerca di sintesi contro il loro frazionamento e come riflessione sul loro significato etico e teologico (cfr. nn. 15-20), sia come «dialogo culturale» nel contesto storico‐civile (cfr. nn. 43‐47). Ciò significa che fini istituzionali di una Università cattolica sono, a diverso titolo ma con pari dignità, sia la ricerca, sia la didattica, sia la cultura, convergenti nella definizione del complessivo compito formativo.

Si potrebbe dire che fare cultura a questo livello significa collocare il lavoro specialistico e quello didattico entro degli “scenari” e in rapporto con una “visione”. Scenari, che cercano di rappresentare il contesto storico (ecclesiale, civile, politico, ecc.) in cui ci si trova ad operare; visione, come concezione coerente con la propria identità, tradizione e mission. Il nostro tempo chiede di saper elaborare scenari e visione nei confronti di grandi e decisive questioni globali, in cui si giocano le sorti presenti e future dell’umano: globalizzazione e società plurali, poteri tecnologici e tecnocrazia, eredità secolarista e religiosità postsecolare, formazione ed educazione, identità e affettività, apparati dell’informazione e libertà. ecc. Già la migliore definizione di questi luoghi strategici è un compito di una UC e, ancor più, lo sono dei contributi critici su di essi, con i quali l’UC dà maggior coscienza culturale a se stessa, influendo positivamente anche sulla formazione dei giovani (ricercatori e studenti) e rendendo un servizio alla Chiesa e alla società civile.

In un momento storico così caratterizzato pensare di fare scienza e scuola in modo meramente “tecnico”, asettico, in cui la neutralità assiologica è identificata con la garanzia di oggettività, e pensare insieme che l’unica alternativa possibile a ciò significhi ridurre il sapere a ideologia o ad apologetica, è troppo inadeguato; anche considerando che la discussione epistemologica contemporanea ha messo in discussione il teorema della separazione di “fatto e valore” e il dibattito etico contemporaneo ha evidenziato l’inevitabile responsabilità metascientifica dello scientifico.

  1. Profilo dell’Iniziativa

L’Ateneo dà segni plurimi di vivacità culturale. I Centri di Ateneo, oltre ai loro contributi scientifici, forniscono significative linee culturali; le ricerche di interesse di Ateneo sono predisposte secondo criteri di attualità e importanza culturali; la Rivista “Vita e Pensiero” offre stabilmente una riflessione culturale vivace e aggiornata. Si moltiplicano poi le iniziative, che, di fatto, pongono il problema del senso e del valore di un determinato sapere nel più ampio contesto culturale, ecclesiale e civile. Tutto ciò testimonia, dunque, di un’istanza culturale esistente, da stimare e da valorizzare. Manca, tuttavia, uno spazio di riflessione “di cultura” comune all’Ateneo, creato da uno scambio diretto tra i docenti e di cui ciascuno possa essere personalmente protagonista.

Per quanto detto sulla cultura di una Università cattolica, c’è bisogno perciò di facilitare la condivisione della coscienza culturale già esistente, in modo non sporadico e occasionale, con una disponibilità diffusa al confronto e all’integrazione delle prospettive, alla crescita di consapevolezza e di responsabilità e anche al cambiamento. Qualcosa di diverso perciò da una singola iniziativa di ricerca, dalla proposta pur autorevole di qualche sintesi già predisposta, ecc.; qualcosa di più basilare, più diretto, più prossima al vissuto concreto della vita accademica.

Come avviare, allora, un nuovo “processo” di riflessione che coinvolga potenzialmente tutto l’Ateneo? A questo scopo la cosa più adeguata è probabilmente una libera iniziativa d’Ateneo: una iniziativa di interesse comune, sostenuta dalle autorità dell’Università Cattolica e rivolta all’intero corpo docente, come proposta offerta alla libera adesione dei singoli docenti strutturati di ogni grado.

L’iniziativa dovrebbe consistere nel condurre, con un impegno di lavoro su un tema scandito in un tempo sufficientemente ampio (v. sotto), una riflessione culturale dei docenti dell’Università Cattolica collocata in un percorso condiviso d’interazione e di elaborazione, e di comunicazione interna ed esterna all’Ateneo, così da creare uno spazio di riflessione, di dialogo e di proposta.

È particolarmente importante che tale riflessione culturale venga presa nel suo senso proprio, non di indagine scientifica su un oggetto, ma di confronto tra docenti a partire dall’esperienza di ricerca, di docenza, di impegno ecclesiale e civile, di cui cercare il senso culturale per tutto l’Ateneo e il suo contesto pubblico. Tre sono dunque i riferimenti da tenere ben correlati: esperienza scientifica, didattica e culturale; identità e realtà dell’Università Cattolica; contesto storico-culturale (ecclesiale e civile) contemporaneo.

Correlazione in cui risulta facilmente che ciascuno dei riferimenti riceve luce dagli altri due.

  1. Tema, modi e tempi

a) Il tema proposto a guida del lavoro comune è Nuove generazioni e integrazione dei saperi: quale umanesimo? Il tema ha la funzione di indicare una prospettiva comune, sufficientemente ampia ma non generica, entro cui orientare la riflessione e secondo cui riempire di contenuto i termini di riferimento sopra indicati (esperienza di lavoro accademico, identità dell’Università Cattolica, contesto storico-culturale).

Rispetto al tema delle nuove generazioni l’Università Cattolica non può svolgere il proprio compito formativo con responsabilità senza interrogarsi:

• sulle attuali caratteristiche antropologiche della condizione giovanile;
• sulla nostra capacità di entrare in un rapporto autorevole e formativo con studenti e allievi;
• sulle implicazioni delle attuali condizioni sociali sulla questione giovanile;
• sul rapporto tra giovani generazioni e università in rapida e problematica trasformazione;
• sulla natura della stessa struttura universitaria, che è per se stessa una vivente catena generazionale;
• sulle condizioni soggettive alle quali il percorso universitario risulti formativo e l’università possa trasmettere realmente qualcosa del suo patrimonio scientifico e religioso;
• sulle possibilità del lavoro giovanile secondo cui ripensare efficacemente i curricoli di studio.

L’integrazione dei saperi è una questione sempre più avvertita a fronte delle progressive specializzazioni disciplinari. Il termine “integrazione” è felicemente polivalente:

• sta a indicare le possibili forme di transdisciplinarietà, sempre più necessarie per ragionare secondo problemi “reali”;
• mette in discussione le consuetudini e le rigidezze disciplinari;
• sottolinea il bisogno dei saperi accademici di non perdere il contatto con visioni d’insieme e con valutazioni “forti” (politiche, etiche, religiose);
• esprime la necessità di un sapere che tenga conto della “ampiezza della ragione” contro i molti riduzionismi contemporanei;
• pone il problema della formazione intellettuale degli studenti.

L’umanesimo non è da intendersi solo come sapere umanistico, bensì come orizzonte di senso e di unità antropologica che interpella tutte le scienze, soprattutto le più avanzate. Questo tema sarà presente anche nel Convegno ecclesiale di Firenze del 2015 e con buona ragione. La quaestio sull’umano dell’uomo caratterizza in modo acuto la cultura planetaria,

• a causa delle preoccupanti forme contemporanee di anti-umanesimo;
• a partire da una diffusa resistenza alla domanda stessa sul senso;
• a causa della domanda sulla promozione dell’uomo nel contesto della crescita esponenziale del potere tecnologico e in quello delle nuove questioni di giustizia a livello globale, ecc.;
• l’umanesimo diventa così il paradigma della difficoltà contemporanea di parlare dell’uomo “per intero”;
• per questo l’umanesimo è oggi anzitutto un interrogativo e un compito, sulla base di grandi tradizioni (forse quella occidentale è la civiltà dell’umanesimo) da riscoprire e da reinterrogare;
• significa un ancoramento alla tradizione (multipla) dell’umanesimo cristiano;
• di esso il magistero di Benedetto XVI ha fornito una chiave di lettura con l’idea della “ampiezza della ragione”, per cui un unico logos è capace di molte forme (speculative, scientifiche, tecniche, estetiche morali, di fede);
• il tradizionale tema del rapporto tra ragione e fede si trova qui concentrato e approfondito nel tema della natura una e plurima della ragione.

Le domande fondamentali, che muovono la riflessione, dovrebbero dunque riguardare:

• i contenuti implicati dal tema proposto: ogni parte del tema ha molti impliciti ed è suscettibile di essere considerata sotto vari rispetti, che ne arricchiscono il senso;
• la loro implicazione per il lavoro accademico e per gli indirizzi di Ateneo;
• i significati dei contenuti nel contesto civile e ecclesiale.

b) I protagonisti dell’iniziativa sono dunque gli stessi docenti dell’Università Cattolica, chiamati non a fare ricerche o tenere lezioni sul tema, ma a riflettervi – come già detto – a partire dal proprio lavoro accademico in riferimento all’Ateneo e al contesto storico-culturale. In altri termini, il tema serve a riproporre in modo più determinato e attualizzato i grandi criteri culturali di un Ateneo cattolico (cfr. Ex corde ecclesiae), di cui cercare sia più adeguate comprensioni, sia migliori pratiche.

In questa Iniziativa, in cui non sono in questione ruoli e funzioni, ma contenuti e valutazioni culturali a partire dal piano dell’esperienza, è da privilegiare un procedimento dal basso, in cui prevalga l’autorganizzazione dei docenti stessi. I docenti strutturati di ogni grado, aderenti all’Iniziativa, devono avere libertà di organizzarsi nel modo che ritengono più opportuno, singolarmente o a gruppi (secondo criteri di aggregazione autonomi), con un’augurabile attenzione transdisciplinare e anche con sensibilità alle buone pratiche (didattiche, formative, organizzative).

Ogni singolo o gruppo dà la sua adesione e s’impegna a proporre il suo contenuto nei luoghi intermedi (workshop) dell’intero itinerario (vedi c), per poi confluire nel momento finale complessivo, che si andrà organizzando al termine, secondo i modi che risulteranno opportuni.

Ogni singolo o gruppo potrà prendere in considerazione il tema – come detto – per intero o solo in parte o secondo combinazioni delle sue parti.

Ai docenti è affidato il compito di coinvolgere altri docenti, giovani ricercatori non strutturati, eventualmente studenti.

Tutto il processo trova supporto nella piattaforma Blackboard come strumento di rete abilitante l’Iniziativa (supporto alla partecipazione e alla collaborazione tra i partecipanti) e la sua comunicazione (interna nelle sedi e tra le sedi dell’Ateneo ed esterna).


L’iniziativa è stata avviata attraverso tre eventi:

  • Il 18 dicembre 2013 si è svolto un incontro iniziale, in cui è stata presentata e discussa l’Iniziativa a livello d’Ateneo: tema, suo intendimento, sue categorie fondamentali, loro eventuale aggiustamento, percorso attuativo generale;

» Intervento di S. E. Mons. Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

  • Il 25 febbraio 2014 si è tenuta la tavola rotonda Educare all’umano nell’università di oggi

» Prolusione di S.E. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino, Presidente del Comitato preparatorio del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale: Gesù Cristo fondamento e modello di vera umanità

Interventi dei docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sul tema Educare all’umano nell’università di oggi:
» Intervento del prof. Fausto Colombo, Direttore del Dipartimento di Scienze della comunicazione e dello spettacolo
» Intervento della prof.ssa Simonetta Polenghi, Direttore del Dipartimento di Pedagogia
» Intervento del prof. Rocco Bellantone, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia
» Intervento del prof. Domenico Bodega, Preside della Facoltà di Economia

  • Il 7 aprile 2014 si è svolta una giornata dedicata al tema della condizione giovanile con l’intervento di S.E. Card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano e Presidente dell’Istituto di studi superiori Toniolo. In questa occasione sono stati presentati il Rapporto Giovani, ricerca sulla condizione giovanile italiana a cura dell’Istituto Toniolo, e la ricerca internazionale su giovani studenti delle Università cattoliche a cura della Federazione Internazionale Università Cattoliche (FIUC).

» Intervento del card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano e presidente dell’Istituto Toniolo
» Saluto di mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica

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