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Riconoscersi figli

Scheda 2

In ascolto del Vangelo

«Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea (Mc 1, 27-28).

Per approfondire

“Ma che cos’è l’uomo? Molte opinioni egli ha espresso ed esprime sul suo conto, opinioni varie e anche contrarie, perché spesso si esalta cosi da fare di sé una regola assoluta, o si abbandona fino alla disperazione, finendo in tal modo nel dubbio e nell’angoscia. La chiesa sente profondamente queste difficoltà e, istruita da Dio che rivela, ad esse può dare una risposta, che descriva la vera condizione dell’uomo, dia una ragione delle sue miserie, e insieme aiuti a riconoscere giustamente la sua dignità e vocazione.

Le sacre lettere, infatti, insegnano che l’uomo è stato creato a «immagine di Dio», capace di conoscere e di amare il proprio Creatore, e che fu costituito da lui sopra tutte le creature terrene quale signore di esse, per governarle e servirsene a gloria di Dio. «Che cos’è l’uomo, che tu ti ricordi di lui? O il figlio dell’uomo che tu di prenda cura di lui? L’hai fatto di poco inferiore agli angeli, l’hai coronato di gloria e di onore, e l’hai costituito sopra le opere delle tue mani. Tutto hai sottoposto ai suoi piedi» (Sal 8, 5-7).

Ma Dio non creò l’uomo lasciandolo solo: fin da principio «uomo e donna li creò» (Gn 1, 27) e la loro unione costituisce la prima forma di comunione tra le persone. L’uomo, infatti, per la sua intima natura è un essere sociale, e senza rapporti con gli altri non può vivere né esplicare le sue doti.

Perciò Dio, ancora come si legge nella sacra Scrittura, vide «tutte quale le cose che aveva fatte, ed erano buone assai» (Gn 1,31)” (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n.12).

“Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazioni si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo, o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché «nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore» (Paolo VI). Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte” (Papa Francesco, Evangelii gaudium n. 3).

“La relazione non si aggiunge dall’esterno a ciò che siamo: noi siamo, di fatto, relazione. Lo siamo prima ancora di sceglierlo o di rigettarlo consapevolmente, perché non veniamo da noi stessi, ma ci riceviamo da altri, non solo all’origine della nostra vita, ma in tutto ciò che siamo e abbiamo. Il nostro esistere è un ‘esistere con’ e un ‘esistere da’: impensabile, impossibile senza l’altro. L’essere generati è al fondo di ogni nostra possibile e necessaria autonomia. Non c’è autonomia e responsabilità autentica, senza riconoscere questa dimensione relazionale, vera matrice della nostra libertà. La difficoltà a vivere le relazioni è determinata dalla difficoltà a riconoscerci come “donati a se stessi”. Una vera relazione s’intesse a partire dal riconoscersi generati, cioè figli, cifra più propria della nostra umanità. D’altronde, al cuore del senso dell’umano rivelato in Gesù Cristo non sta il nostro essere figli? Non comprenderemmo nulla di Gesù – il senso delle sue parole, dei suoi gesti, il suo modo di vivere le relazioni, la sua libertà – fuori dal rapporto che egli ha con il Padre, cioè il suo essere figlio, il Figlio, “Tutto mi è stato dato dal Padre” (Mt 11,27); “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 30). Nel Figlio incarnato è svelata la verità del nostro essere” (In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. Una traccia per il cammino verso il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale).

Anche noi oggi quando ci lasciamo davvero incontrare dal Signore ci stupiamo, come coloro che frequentavano la sinagoga di Cafarnao, del suo insegnamento e vediamo sorgere in noi degli interrogativi. Gesù infatti ci pone sempre di fronte ad una prospettiva più grande e profonda, più autentica, ad un modo diverso di intendere il nostro essere uomini: la vita di ogni uomo è in relazione all’amore del mistero di Dio, è radicata nel suo dono, è sostenuta dalla sua dedizione.

Tutta la vita di Gesù è un invito a riconoscerci come figli ‘amati’, a scoprire il fondamento della propria esistenza nel rapporto con Dio Padre, amante degli uomini e della vita, accogliente, misericordioso, che è alla ‘ricerca’ di coloro che sono perduti. L’uomo che si apre alla fede scopre che all’origine del suo vivere sta la dedizione amorevole del Padre che non cessa di rivolgersi ai figli, di attendere una loro risposta d’amore, di suscitare in loro il desiderio di bellezza, bontà, verità, giustizia. Questa prospettiva dà una luce nuova alle nostra umanità, con le sue risorse e le sue fragilità; al nostro cuore che è abitato da tensioni, da grandi slanci e meschinità, da generosità ed egoismo; alla nostra libertà, non più intesa come semplice ‘possesso di sé’, che può portare alla chiusura in se stessi e all’autoreferenzialità, ma come risposta personale e originale ad una dono ricevuto. Libertà perciò che diventa incontro, attenzione, cura, responsabilità, ricerca del bene, dilatazione del proprio cuore.

Le parole e gesti di Gesù sono un richiamo costante ad incontrare autenticamente l’altro, ad accogliere ogni uomo come fratello al di là dei legami naturali e al di là della qualità delle azioni compiute. Nessuno è escluso dalla fraternità tra gli uomini, perché non c’è nessuno per Gesù che sia escluso dallo sguardo amorevole del Padre, che non possa essere toccato dall’annuncio del Vangelo. Per questo Gesù ci invita, proprio perché figli e fratelli, a dilatare la misura delle nostre relazioni fino ad abbracciare tutti.

Per confrontarsi e progettare

• Quando riconosciamo con maggior forza, nella nostra vita, il volto dell’amore di Dio, rivelato da Gesù e il nostro essere figli amati?

• Ciascuno di noi può chiudersi in se stesso, essere preso dalla solitudine, dallo sconforto, dal disinteresse per gli altri. In che modo la nostra comunità può invitare ogni persona, con tenerezza e interesse, a tenere aperto il proprio cuore all’incontro con il Signore?

• Oggi corriamo il rischio di vivere relazioni sempre più ‘private’, cariche di sospetto e paura nei confronti degli altri oppure apertamente conflittuali e ostili. Questo rischio è presente anche nelle nostre comunità? Come possiamo promuovere esperienze di fraternità e di comunione a partire dalle nostre comunità? Come possiamo contribuire a rilanciare la cultura di una fraternità universale?

In preghiera

Dio onnipotente ed eterno,
che ci dai il privilegio di chiamarti Padre,
fa crescere in noi lo spirito di figli adottivi,
perché possiamo entrare nell’eredità
che ci hai promesso.
Amen



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