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Rivoluzione culturale

di Piero Coda

L’umanesimo del terzo millennio è quello che saprà farsi carico, in uno, dell’interiorità e dell’esteriorità.

E dire esteriorità significa dire l’altro che si fa presente a me nella sua “carne”. È questo che l’umanesimo nella sua versione classica – anche quella ispirata e alimentata dall’interiorità di matrice cristiana – non ha esplorato.

I tempi sono oggi maturi per questo. Anzi, lo esigono!

La carne segna infatti la differenza del maschile e del femminile, la differenza delle culture e delle espressioni storiche dello spirito umano, e segna pure – su sponde che sembrano opposte, ma in profondità non lo sono – le frontiere dell’ecologia e della tecnica.

Tutto ciò chiede una vera e propria “rivoluzione culturale”. Sì, proprio così! È questa la parola che papa Francesco sceglie per esprimere nell’enciclica Laudato si’ la conversione di vita e pensiero chiesta alla famiglia umana per far fronte alla sfida senza precedenti che oggi ci interpella.

L’umanesimo verso cui siamo chiamati a puntare la bussola esige in una parola il definitivo congedo dall’antropocentrismo, e cioè da un’ideologia imperialistica che tutto riconduce al dominio assoluto dell’uomo: a favore di uno sguardo capace di suscitare lo stupore e d’incentivare la cura per il mondo della natura riscoprendone il mistero, la specifica interiorità e la fascinosa bellezza.

Non cantava a Dio Francesco d’Assisi insieme con “fratello” sole, “sorella” luna e acqua, “sorella” e “madre” terra, inserendo così il rapporto col mondo creato in un orizzonte sapienziale, universale, cosmicamente fraterno, trasfigurato dalla presenza di Dio?

In questa luce, occorre evitare il rischio oggi esiziale, per la civiltà umana, di asservire l’uomo e la natura a ciò che – frutto dell’uomo a partire dall’esplorazione delle virtualità del mondo creato – ne diventa addirittura il fine e la fine, invece che farsi possibilità di crescita e promozione condivisa.

Consapevole di questa mortale tentazione, papa Francesco è entrato in dialogo con tutti sul tema della “casa comune”, stabilendo una choccante analogia con la situazione di pericolo di una guerra nucleare scongiurato dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII.

Il problema – sottolinea – è che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare la crisi e che c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade. Il cristianesimo stesso, mantenendosi fedele al tesoro di verità che ha ricevuto da Gesù, sempre deve ripensarsi e riesprimersi nel dialogo con le nuove situazioni storiche, lasciando così sbocciare la sua perenne novità.

Di qui il progetto di un’“ecologia integrale” capace d’intessere un rapporto libero e liberante con Dio, con sé, con gli altri, con la natura. È questa la vera sfida culturale, spirituale ed educativa.

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