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Still Alice: con delicatezza sulla fragilità della memoria e del reale

di Paolo Perrone

Malattie, sofferenze, drammi fisici ed esistenziali sono, da sempre, canali emotivi a cui i giurati dell’Academy, nell’assegnazione degli Oscar, guardano con carezzevole e riconoscente affetto. La recente vittoria di Julianne Moore, migliore protagonista femminile per Still Alice, potrebbe dunque essere sbrigativamente “derubricata” sulla scia di una ben nota linea di tendenza. Invece il film diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, con la Moore nei panni di una professoressa di linguistica alla Columbia University di New York colpita dall’Alzheimer, presenta motivi di interesse tutt’altro che routinari. La sorgente originaria del film, innanzitutto, il romanzo omonimo (pubblicato da Piemme) di Lisa Genova, neuropsichiatra del Massachusetts, assicura all’impalcatura narrativa una profonda dimensione umana, prima ancora che clinica.

Rispetto a un titolo (analogo per tematica) come Away from her, inoltre, in Still Alice i confini del degrado psichico non si limitano a una coppia, ma si dilatano, nelle ripercussioni, a un intero nucleo famigliare. Alice Howland è una donna sposata, madre di tre figli grandi. E il suo improvviso vuoto mentale, durante una lezione, arriva a investire, fin da subito, chi le sta accanto. È l’atmosfera d’intimità ferita, di raccoglimento doloroso, di triste riservatezza ma di piena, estesa comprensione a fare, nel film, da “conduttore emotivo” verso il pubblico: quel primo slittamento mnemonico, giudicato occasionale, che invece torna con insistenza nella quotidianità della docente universitaria, costringe non solo Alice, ma anche il marito e i figli a rivedere i propri rapporti, aprendo scenari inconsueti sul versante affettivo.

Nella nuova dimensione imposta dall’aggravarsi dell’Alzheimer, nella naturale impreparazione alla malattia, Alice non è sola, ma è circondata dal conforto dei propri cari. E nel perdersi negli abituali luoghi del jogging, negli sguardi smarriti su un divano, nelle parole che non si trovano più, c’è il dramma di una vita condivisa, vissuta con e per gli altri. Raccontata, sullo schermo, senza retorico pietismo, grazie a una regia mai esibizionistica e, soprattutto, alla sensibilità espressiva della Moore, in grado di scavalcare il filtro della finzione cinematografica per avvicinarsi con amara delicatezza alle fragilità del reale. Nonostante le voragini cognitive, il suo personaggio non cede alle nere suggestioni di una volontaria uscita di scena, trovando dentro di sé e nel paracadute offerto dalla famiglia le motivazioni per tenere alto il livello di dignità individuale. Scegliendo la vita, dunque, anche se rapita dall’ombra lunga della morte.


Still Alice. Un film di Wash Westmoreland. Con Julianne Moore, Kristen Stewart, Kate Bosworth, Alec Baldwin, Hunter Parrish. Drammatico. Ratings: Kids+16. Durata 99 minuti. USA 2014


In collaborazione con ACEC – Associazione Cattolica Esercenti Cinema

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