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Sulla comune umanità

di Pia D'Elia

Vorrei riprendere alcuni temi legati all’intervento di Bruno Marra Scenari per un’etica globale, e in particolare la sua convergenza conclusiva su ‘l’umanità dell’uomo’.

Umano/disumano

Mi fa riflettere il termine umanità, che – nelle lingue neolatine, come già nel latino stesso – presenta una peculiare ambiguità. Esso, infatti, significa da una parte l’insieme di tutti gli uomini viventi, dall’altra quella qualità morale che (almeno in prima approssimazione) rende l’uomo degno di essere chiamato tale; quella cioè senza la quale egli sembrerebbe più simile, nel suo cieco agire, a un animale feroce. Disumano significa quindi qualcosa come spietato, insensibile.

Ma allora resta da chiedersi se abbia ragione Aristotele a sostenere che l’essere umano è un animale politico, fatto per stare insieme agli altri, oppure se non sia più nel giusto Thomas Hobbes, secondo il quale ciascuno è per natura egoista e, dunque, nemico di tutti. O dobbiamo forse piuttosto condividere la posizione di sant’Agostino, che riconobbe l’originaria tendenza sociale degli uomini, ma la considerò messa costantemente a repentaglio da un’opposta inclinazione alla discordia figlia del peccato originale, la quale fa sì che ‘neppure i leoni e i rettili si combattono fra di loro con la guerra come fanno gli uomini’?

Un’ipotesi feconda

È la sponda della comune umanità, ciò che ci unisce tutti, credenti e non credenti, negli interrogativi sull’esistenza. Perché la fede è solo una possibilità, non è un monolite, ma è vivere una storia (Mariapia Veladiano).

È un’ipotesi teologica questa talmente ampia da aprire la strada a una ricerca feconda della concezione dell’uomo. Difatti, essa individua una dimensione non imposta dall’esterno, ma che s’inscrive nello sviluppo stesso della disciplina, relativa alla comune umanità. L’uomo sarà quello di un umanesimo che si arricchirà del ‘diverso’. Ciò consentirà una sintonia dell’essere umano con i suoi simili, al di là del ristretto ambito della propria tradizione. Tale umanesimo si costituirà su uno statuto fondato sul dialogo gratuito, pur se dialettico, per la salvaguardia dell’uomo in quanto espressione del creato (enciclica Laudato si’, n. 43).

Esso sarà definito da un sistema di valori e opzioni umanizzanti valido per l’intero pianeta: punto di riferimento internamente obbligato di crescita e di espressione per tutti i popoli. “Questo vuol dire coltivare un’identità comune, una storia che si conserva e si trasmette” (Laudato si’, n. 232).

Fonte: moralia, blog della rivista Il Regno

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