rassegna stampa

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Sulle cinque vie, la Chiesa italiana va coraggiosamente in missione

di Giovanna Pasqualin Traversa

È un futuro dinamico e ricco di opportunità, quello che si intravedere in filigrana fra le proposte elaborate nei gruppi di lavoro sulle cinque vie al 5° Convegno ecclesiale nazionale “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” che si è concluso oggi a Firenze. Uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare, nella consapevolezza che l’ultima costituisce al tempo stesso la premessa e la sintesi delle precedenti. Cinque “vie”, ha ricordato tracciando le prospettive dell’incontro il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, per articolare “l’unica via”, quella di una Chiesa sempre più missionaria attraverso l’annuncio e la testimonianza del Vangelo. Le sintesi degli interventi e delle proposte sono state presentate da cinque membri della Giunta e del Comitato, dopo la preghiera presieduta da monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa e vicepresidente della Cei, e impreziosita dalla riflessione spirituale di suor Rosanna Gerbino, biblista.

Uscire. Avviare un processo sinodale, formare alla testimonianza, promuovere il coraggio di sperimentare sono i tre impegni emersi dai lavori del primo gruppo, illustrati da don Duilio Albarello, docente di teologia fondamentale presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. L’esperienza e lo stile vissuto indicano che “incamminarsi in un percorso sinodale è la strada maestra per crescere nell’identità di Chiesa in uscita”.

L’annuncio del Vangelo “non deve essere offerto come una summa dottrinale”, ma come “testimonianza sulla persona di Cristo, attraverso un volto amichevole di Chiesa tra le case, nella città”. Dalla tavola dei giovani la proposta ad ogni comunità cristiana di “costituire un piccolo drappello di esploratori del territorio” che “si impegnino ad incontrare le persone, soprattutto nelle periferie esistenziali”.

Annunciare. Forte la volontà di creare relazioni, prendersi cura e accompagnare, ha riferito Flavia Marcacci, docente di storia del pensiero scientifico presso la Pontificia Università Lateranense. La bellezza della relazione personale con Gesù, da curare e custodire, è punto di partenza per “creare percorsi di accompagnamento concreto e personalizzato. Ogni persona è degna della nostra attenzione”.

Tra le difficoltà emerse l’autoreferenzialità, il devozionismo, il clericalismo. “Passare da un’attenzione esclusiva verso chi viene evangelizzato a una specifica attenzione a chi evangelizza” dando più spazio alla formazione, rinnovare gli itinerari catechistici, affrontare la questione dei linguaggi”, perché siano “chiari e diretti, semplici e profondi”, le proposte.

Abitare. Anche per Adriano Fabris, docente di filosofia morale presso l’Università di Pisa, “ciò che emerso da tutti i gruppi è una continuazione e un rilancio dello stile sinodale”. Cinque i verbi-chiave: ascoltare, lasciare spazio, accogliere, accompagnare e fare alleanza. A chiedere spazio sono soprattutto i giovani. In tema di accompagnamento è stata proposta una “pastorale del condominio”. Necessario adeguare la vita della parrocchia alle sfide del nostro tempo” lasciando più spazio “ai carismi dei laici”. Ulteriore priorità, “ripensare l’impegno a favore della propria comunità” per una politica in chiave “davvero comunitaria”.

Non bisogna “semplicemente delegare, e poi disinteressarsi di ciò che viene deciso in nostro nome. Bisogna accompagnare i decisori, che sono i nostri rappresentanti”. Infine il richiamo all’esortazione del Papa, martedì a Firenze, a rileggere e applicare l’Evangelii Gaudium.

Educare. “Come Chiesa italiana non siamo all’anno zero, perché c’è in atto nel nostro Paese un’esperienza viva, testimoniata da innumerevoli tentativi creativi e in alcuni casi sorprendenti”, ha fatto notare suor Pina Del Core, preside della Pontificia Facoltà di scienze dell’educazione Auxilium. Per la religiosa, oggi occorre puntare alla testimonianza, promuovendo e rafforzando “le varie forme di alleanza educativa” e implementando nuove sinergie tra i soggetti impegnati nell’educazione.

Tra le scelte d’impegno, stipulare patti di corresponsabilità che coinvolgano tutta la comunità educante compresa la società civile; favorire “il discernimento e la cura di educatori e formatori”, costituire équipe per affiancare le famiglie nelle situazioni educative difficili.

Trasfigurare. Tenere insieme annuncio, liturgia e carità. Si giocano su questo trinomio le linee di azione indicate dal gruppo di lavoro sull’ultima via, illustrate da fr. Goffredo Boselli, liturgista e monaco di Bose. Anzitutto “riaffermare il posto centrale che occupano la liturgia, la preghiera e i sacramenti nella vita ordinaria delle comunità”, a partire dalla famiglia. Chiesa in preghiera e Chiesa in uscita verso le periferie esistenziali non sono contrapposte: “La preghiera è il primo atto di una Chiesa in uscita”, come la preghiera di Gesù nel deserto è il primo atto della sua missione. I sacramenti “sono un cammino di umanizzazione evangelica”, per questo il compito “che ci attende è far vivere l’umanità della liturgia”. Le liturgie di domani, ha concluso, “per essere cammini di prossimità, di misericordia, di tenerezza e di speranza saranno chiamate a diventare spazi di santità ospitale”.

Fonte: SIR – Servizio Informazione Religiosa (13 novembre 2015)

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