contributi

Umanesimo cristiano ad Anacapri

dall'Associazione di varia umanità

Le venticinque domande delle schede curate dalla Giunta del Comitato preparatorio del Quinto Convegno Ecclesiale Nazionale hanno portato ad analizzare ed a valutare la situazione della nostra comunità, sia in generale, sia in determinati aspetti particolari. Ciò anche alla luce del Testo del Primo Sinodo della nostra Diocesi, promulgato il 27 luglio 2011, ma nei limiti delle conoscenze e delle esperienze personali dei singoli partecipanti.

Subito è stato rivelato che, per un nuovo umanesimo cristianamente ispirato per la nostra comunità, così come per l’intera isola di Capri, è necessaria una visione d’insieme della situazione esistente, unanimamente condivisa. Per cui, in questa relazione, viene sintetizzato, in linea di massima, ciò che è stato analizzato, valutato e condiviso da tutti i partecipanti, auspicando quella necessaria visione d’insieme e come contributo per questa.

Territorialmente la nostra comunità si trova nella migliore situazione possibile per essere osservata e studiata. È situata nella parte alta dell’isola di Capri, per tre quarti è circondata dal mare, mentre una sola strada carrozzabile la collega a Capri, dove c’è il porto. A metà del Novecento la si sarebbe potuto definire ancora una comunità cattolica, nella quale, nonostante alcuni influssi che venivano da fuori, vigeva la cristianità, ovvero un sistema amministrativo, civile e culturale ispirato dal cattolicesimo.

Se adesso ci si fermasse a constatare che quasi tutti coloro che nascono nelle sue famiglie sono battezzati, quasi tutti fanno la prima comunione, quasi tutti sono portati in chiesa per i funerali, si potrebbe dire che essa continua ad essere una comunità cattolica. Ma, se la si osserva attentamente, ci si avvede che la comunità civile che abita sul territorio non coincide più completamente con la comunità cattolica, giacché in essa ci sono rappresentanze di diverse religioni, gruppi, pensieri (musulmani, cristiani evangelici, cristiani ortodossi, testimoni di geova, atei che si dichiarano tali).

Essendosi Anacapri trasformata velocemente da comunità agricola a comunità turistica, specialmente durante la “stagione”, essa non solo ospita coloro che la visitano quotidianamente e coloro che soggiornano per brevi o lunghi periodi negli alberghi e nelle pensioni, ma comprende anche i molti che possiedono case di seconde residenze, parecchi dei quali partecipano alle funzioni eucaristiche festive, e non pochi emigrati che sono venuti a lavorare.

Quantunque si ritenga che la nostra sia economicamente una comunità ricca, pur in essa si riscontrano povertà materiali, anche se dignitosamente nascoste. E si riscontrano, in quantità che sarebbe necessario ricercare ed approfondire, quelle che sono definite nuove povertà, ovvero mancanza di amore, il non sentirsi appartenere ad un gruppo, il non essere riconosciuti nella propria identità individuale e sociale, il non essere stimati in quanto persone.

In ogni generazione ci sono sempre state ad Anacapri parecchie vocazioni al sacerdozio. Tre sono attualmente i sacerdoti nati ad Anacapri, due dei quali svolgono la loro missione per lo più lontano dalla comunità. Ma da qualche decennio non si riscontrano più vocazioni al sacerdozio.

Attualmente il clero è composto dal parroco di origine non isolana e dal parroco emerito. Vari sono i ministri dell’Eucaristia. Non c’è alcun diacono. Nella nostra comunità ecclesiale si riscontrano dedizioni ed impegno, attenzione verso i bisognosi e gli esclusi, promozione di iniziative specifiche, concrete collaborazioni con generosa disponibilità.

Ma si riscontrano anche invidie, diffidenze, arroganze, intolleranze, superbie, egoismi, egocentrismi, ipocrisie, critiche costanti che sono fine a se stessi. La comunità cattolica possiede istituzioni ed è composta da gruppi che la manifestano come la maggiore espressione della comunità civile.

Ma appar evidente come queste istituzioni e questi gruppi agiscano per lo più individualmente, senza che ci sia una precisa visione d’insieme, e logicamente senza che ci si rafforzi reciprocamente e che si opponga un atteggiamento cristianamente ispirato, all’atteggiamento edonistico, materialistico, narcisistico che si diffonde sempre più, e si traduce in stili di vita, di comportamento, con tutto ciò che ne deriva e ne consegue. E comunque senza che si inizi a risolvere quel problema educativo che è una vera e propria emergenza, dato che la funzione della famiglia e della scuola come prime agenzie educative si è notevolmente trasformata nel tempo, e contemporaneamente indebolita. E senza che come comunità si pratichino quell’ascolto e quel dialogo delle varie realtà che si incontrano e che invece sono praticati da singoli.

Per poter bene analizzare e valutare la situazione e determinare un’azione unitaria per un umanesimo cristianamente ispirato, par comunque necessario disporre, come ha detto papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’, di luoghi di dibattito, dove poter esporre le proprie conoscenze ed accedere ad un’informazione estesa ed affidabile, per adottare decisioni orientate al bene comune presente e futuro.

Alla luce di quanto detto appare evidente che, umanamente osservando, la nostra comunità è in un momento tra i più critici della sua storia. Il consapevole, unitario, responsabile tendere verso un nuovo umanesimo cristianamente ispirato, potrebbe volgere in positivo le attuali crisi che in essa si riscontrano.

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