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Un’azione che “trasfigura”

di Maria Voce

«Fermate la guerra in Siria e noi non verremo in Europa. Non vogliamo venire in Europa. Per favore, fermate la guerra in Siria adesso!». Kinan Masalemehi, 13 anni, fuggito con la sorella da Daraa, l’ha detto al mondo. Youtube lo perpetua. È l’appello che gridano milioni di profughi da una parte all’altra del mondo. È l’appello delle migliaia, anche bambini, che muoiono nell’impresa.

Tutto ciò interroga e muove la coscienza dell’umanità. Interpella la nostra coscienza personale. Le ciclopiche dimensioni del male e la sproporzione di quanto sembra possiamo fare rischiano di paralizzarci. Eppure è l’ora di agire, adesso, ci ammonisce Kinan. Rischio: un’apocalisse di cui saremo tutti e ciascuno responsabili per omissione.

Papa Francesco, mentre continua ad additare la responsabilità di governi e istituzioni internazionali, indirizza i cristiani a rispondere, sollecita la Chiesa ad aprire le sue strutture.

Nel Movimento dei Focolari molte cose già si fanno, è vero. In moltissimi agiscono in prima persona sui fronti della sofferenza, in tutto il mondo. Ma le dimensioni del problema ci costringono a fare molto di più, tutti insieme, con un’azione chiara, determinata, che contribuisca con tutte le altre levatesi ovunque a smascherare le cause della piaga che attanaglia l’umanità e a impegnarci insieme per porvi rimedio.

Sfida insuperabile? Crediamo di no, per un solo motivo: Dio è con noi, vuole essere in mezzo a noi. La Traccia del Convegno di Firenze ricorda con forza «il primato dell’agire di Cristo» che con la forza dello Spirito Santo è soggetto, quindi presente, in ogni nostro percorso e azione. E non per «tenere viva la memoria di un eroe», ma per rendere la nostra azione “trasfigurante”.

Trasfigurare l’umanità oggi. È l’opera di Gesù fra tanti uniti. Uniti da lui nel suo amore, nel suo darsi tutto a tutti fino all’abbandono.

Il Vangelo ci svela l’intima interdipendenza tra Tabor e Golgota, tra umanità e divinità; tra storia e redenzione. Chiarisce che la trasfigurazione è possibile solo con l’incontro e l’abbraccio del dolore. Sul Tabor, Gesù con Mosè ed Elia «parlavano del suo esodo che stava per compiersi a Gerusalemme» (Mt 17,31). E i padri della Chiesa greca ci insegnano che la trasformazione, la metamorfosi ha toccato in particolare gli occhi e il cuore dei tre discepoli: il loro sguardo è stato trasfigurato. Ma anche quello di Gesù. Per affrontare la prova e oltrepassare la tribolazione, occorre avere visto la luce.

Questo è il momento per tutti noi della prova e dell’agire. Il Vangelo ci rassicura.

Sul Tabor, mentre vedevano, i discepoli ebbero «grande timore» e «caddero con la faccia a terra», ma «Gesù si avvicinò, li toccò e disse: “Alzatevi e non temete”» (Mt 17,7).

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