#FIRENZE2015lab, rassegna stampa

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Un’umanità senza finzioni 

di Rosanna Borzillo

Quando cinema e Tv escono dagli schemi e riescono a toccare le coscienze

Ritornare all’essenziale nel cinema e nel linguaggio. La quarta tavola rotonda del laboratorio in preparazione al Convegno ecclesiale di Firenze, svoltasi ieri pomeriggio a Napoli sul tema “Parole e immagini di un’umanità senza finzioni”, si è conclusa con un invito-appello agli operatori del cinema e della televisione, lanciato da Betta Olmi di “Ipotesi Cinema” (la scuola di cinema, nata a Bassano del Grappa nel 1982 per opera di Ermanno Olmi). «Recuperiamo un cinema che ponga al centro la discussione, che affronti i problemi, che riporti al centro l’uomo ». Nel tentativo di riprendere un dialogo interrotto «e da condividere – aggiunge la Olmi – anche in famiglia, a tavola, rigorosamente con la Tv spenta». Che, comunque, può ancora realizzare e proporre «buoni prodotti» secondo lo sceneggiatore Carlo Degli Esposti, autore tra l’altro della fortunata serie televisiva Braccialetti Rossi. «Si possono proporre opere significative e di successo, purché si sia spinti dalla curiosità » dice Degli Esposti, che ha tramutato la vicenda drammatica della malattia in una storia di amicizia, insegnando che «soltanto insieme è possibile farcela». Il produttore ha raccontato la nascita di Braccialetti rossie la responsabilità di raccontare ad adolescenti una storia di ragazzi che è poi diventata anche passione nel seguire i loro drammi e le loro vite. Esemplari e uniche come quella altrettanto straordinaria divenuta soggetto di un altro successo televisivo, Giorgio Perlasca. L’uomo che nell’inverno del 19441945 a Budapest «da donnaiolo, fascista, franchista – racconta il produttore – di fronte ad una scelta drammatica diventa eroe per cinquemila ebrei e li salva e prosegue con tenacia la sua missione».

Storie che raccontano un cinema di umanità e senza finzioni. Come la commuovente serie La Narcotici in cui Tosca d’Aquino, presente in sala, veste i panni di una professoressa di latino che ha perso il marito per droga e invita i suoi ragazzi a non arrendersi. Un momento di riflessione a cui il cinema non può sottrarsi e soprattutto – secondo Degli Esposti – non trascurare l’emergenza in atto: «Siamo dinanzi ad un bivio – dice – quello dell’integrazione: dobbiamo decidere se trasformare l’immigrazione in risorsa o in schiavitù. Sta a noi scegliere, d’intesa con la politica, la scuola, la cultura, l’università».

da Avvenire, 14 giugno 2015

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