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Volti rivolti. Donne e uomini nuovi

dall'Azione Cattolica giovani di Fiesole

Il campo giovani dell’Azione Cattolica fiesolana si è svolto quest’anno presso Mompellato (To) dal 2 al 9 agosto. Una quarantina di giovani che ha deciso di spendere una settimana delle proprie vacanze per riflettere insieme sugli argomenti del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale che si terrà a Firenze dal 9 al 13 Novembre: “In Gesù Cristo il Nuovo Umanesimo”.

“Volti Rivolti – Donne e Uomini Nuovi” è il titolo che abbiamo dato all’esperienza, prendendo in prestito un’espressione cara a don Tonino Bello.

Volti rivolti, dunque, ma verso cosa?

In primo luogo rivolti verso se stessi, per indagare le proprie paure e desideri più intimi, le nostre “dis-umanità”, per scendere in quella profondità che spesso la frenesia del quotidiano ci costringe ad ignorare.

Rivolti poi verso Dio, per riscoprirci suoi figli in Cristo vero Dio e vero uomo, che non può che essere modello per una nuova umanità. Importante capire, a questo proposito, che il modello di uomo che ci propone Gesù non è affatto svilente, né tantomeno un super-uomo irraggiungibile, ma, anzi, è modello di vita autentica, piena, realizzabile giorno per giorno.

Rivolti infine verso l’altro, per riconoscersi fratelli, in quanto figli dello stesso Padre e inevitabilmente in relazione. A noi il compito di rendere tali relazioni dei rapporti fondati sulla cura, la preghiera, l’amore.

Chiara Broccoli, membro dell’Equipe Giovani diocesana


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Sono passati solo pochi giorni dal rientro e mi ritrovo a scrivere queste due parole sul campo. Ripenso alla settimana trascorsa insieme, alle persone che ho potuto conoscere, di cui ho visto un sorriso o di cui ho incrociato uno sguardo, alla semplicità e alla serenità che si sentivano davvero. Partivo con tanta curiosità, sapevo di andare incontro a una bella esperienza e le aspettative erano altissime. Fin da subito ho percepito un clima sereno, mi sono sentita accolta e accettata così come sono. Un clima talmente sereno che per un po’ ho pensato di conoscere tutti da una vita, mentre qualcuno era la prima volta che lo vedevo. Questo m’ha permesso di prendere la mia corazza, di levarmela di dosso e di lasciarla infondo ai 190 scalini che dalla strada portano a Casa Alpina. Aprirmi, entrare in relazione e in confidenza con gli altri è stata la cosa più semplice e naturale che potesse succedere. Tutto come in una grande famiglia. Avere la sensazione di sentirsi a casa, di stare bene e fidarsi di persone che sostanzialmente conosci da pochi giorni…Tutto meraviglioso! Questo c’ha permesso di essere “Volti Rivolti”, tematica che senza ombra di dubbio c’ha aiutato a metterci in discussione, ad interrogarci e a condividere pensieri e debolezze. Ci siamo confrontati su temi importanti e con l’aiuto di alcuni testi scelti abbiamo riflettuto sul passaggio dall’individuo alla persona e sull’essere uomo ad immagine e somiglianza di Dio. L’uomo per sua natura è un essere sociale e senza la relazione con l’altro non può vivere la sua vera essenza. Per questo è stato bellissimo sentirsi parte di un qualcosa di più grande, una nota in una meravigliosa armonia, sentirsi amati e chiamati per nome, sentirsi costruttori di una comunità che chiede e porta amore, di una comunità che cammina insieme, fianco a fianco, con fatica, cadendo ed essendo consapevoli che rialzandosi insieme si diventa più forti.

Non posso far altro che ringraziare tutti, sicuramente non mi scorderò di questa settimana. Sono convinta che questa esperienza è stata un po’ come scoprire una pagina bianca e rendersi conto di poter disegnare una Silvia nuova. È stata la mia prima esperienza in Azione Cattolica, la prima di una lunga serie.

Silvia Fiani


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Si è conclusa domenica scorsa la settimana del campo giovani AC 2015 che – a parere mio e degli altri partecipanti – ha avuto l’unico difetto di essere trascorsa troppo in fretta. È incredibile come cambi la percezione del tempo quando lo condividi con persone davvero speciali.

Se dovessi dire cos’è che per me ha rappresentato questa settimana, direi innanzi tutto che essa ha risposto perfettamente alla mia voglia di rimettermi in gioco, di riscoprire il gusto di vivere un’esperienza condivisa di riflessione, preghiera, dialogo, serenità e – perché no? – divertimento e gioco. Le sensazioni positive che mi stanno tuttora accompagnando anche dopo la fine del campo non fanno altro che confermarmi che la scelta di parteciparvi è stata senz’altro azzeccata, e di questo sono grato soprattutto a chi mi ha invitato a superare le mie iniziali perplessità ed a chi ha speso il proprio tempo per la buona riuscita del campo stesso.

Una scelta: alla fine partecipare al campo giovani ha voluto dire proprio questo, scegliere di dedicare una settimana non alla classica vacanza estiva di mare, magari all’insegna della bella vita – per carità, nulla in contrario a tutto ciò – bensì ad un’esperienza più riflessiva e, allo stesso tempo, davvero piacevole.

Riflessiva lo è stata senz’altro: la lontananza dal frastuono della vita quotidiana, immersi com’eravamo nel verde della montagna, è stata indispensabile per fare spazio ai nostri pensieri, il cui filo conduttore è stata forse questa domanda: riusciamo a scorgere in Gesù Cristo un modello della nostra umanità? In altre parole: consideriamo Gesù solo come un personaggio vissuto 2000 anni fa, da studiare sui libri di religione o di catechismo, oppure sentiamo veramente la sua presenza viva fra noi, e lo prendiamo come riferimento per scoprire davvero chi siamo?

Don Carlo Brogi e Don Fabio Celli ci hanno accompagnato durante il campo per aiutarci a chiarirci un po’ le idee su questo tema, e per fornirci la loro preziosissima guida per le riflessioni di gruppo, da un lato, e per quelle individuali, dall’altro. Hanno camminato con noi, non solo nel senso figurato del termine ma anche letteralmente, accompagnandoci nelle due passeggiate fatte. Anzi, a pensarci bene forse proprio le passeggiate sono state uno dei momenti di condivisione più belli, e hanno rispecchiato in pieno ciò che don Carlo amava ripeterci durante questi giorni: l’uomo può scoprire sé stesso solo se diventa “viator”, ovvero se si mette in cammino come pellegrino. E il pellegrino non è colui che semplicemente visita tanti luoghi e vede tanta gente diversa (ciò che farebbe un comune turista), ma è una persona che fa dell’incontro con l’altro il fondamento del proprio cammino. Non è colui che si rapporta agli altri dietro la protezione di una maschera, ma chi ha il coraggio di mettere a nudo il proprio volto e di lasciarsi trasformare dagli incontri, anche a costo di uscirne ferito, qualche volta. Non è colui che vuole ottenere tutto e subito, ma chi si abbandona all’amore di Gesù con la fiducia che con il trascorrere del tempo ciò gli farà assaporare il gusto della vita e della libertà autentiche. È colui che si lascia sussurrare dal Signore: «Effathà!», ovvero «Apriti!» (cfr Mc 7, 31-37).

Ci siamo salutati, alla fine del campo, con un augurio che mi piace ripetere anche adesso. Noi esseri umani non siamo fatti per vivere isolati, come individui a sé stanti, ma come persone che stanno in relazione l’una con l’altra e che costruiscono comunità fondate sull’amore fraterno: possano allora anche le nostre parrocchie diventare luogo di incontri veri e di relazioni autentiche!

Daniele Di Rosa


Il campo giovani d’AC è finito da poco e come sempre sono tornata ricaricata. Nella nostra quotidianità corriamo in modo frenetico, e il problema è che spesso ci scordiamo la motivazione che ci spinge e, soprattutto la meta… il campo è un occasione perfetta per fermarsi e fare un po’ di ordine nella nostra vita.

Ho sempre pensato che l’AC in fondo serva proprio ad accompagnarci in un percorso di fede in cui ognuno cerca di capire cosa è chiamato ad essere. La cosa eccezionale è che in questo cammino ho la certezza di non essere sola e ne ho la riprova ogni volta che torno da un campo. Tante persone come me sono alla ricerca della vera gioia, accomunati dalla voglia di “vivere e non vivacchiare”, come diceva Pier Giorgio Frassati.

Durante questo campo, dal titolo “volti rivolti”, ci siamo interrogati sulla nostra umanità e sulla figura di Gesù vista come punto di riferimento, non come un mito irraggiungibile, ma come esempio concreto di umanità. Il passaggio successivo è stato riflettere sulla differenza tra individuo e persona e sul concetto di fraternità inteso come persone che vivono insieme accomunati da qualcosa di più grande.

Ecco, per me un campo come questo può essere visto come esempio concreto di fraternità, non solo perché insieme siamo stati bene, ma perché era ben percepibile un clima di dialogo e ascolto basato su affetto e stima reciproca.

Anna Ciardo

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