parole dell'umano

Amore

di Domenico Cancian

L’Amore del Padre e del Figlio, effuso nel cuore dell’uomo dallo Spirito Santo, incontrando le miserie umane si rivela misericordioso. Questo aggettivo qualifica l’amore a partire dalle viscere materne (l’ebraico rachamim evoca il grembo) e quindi l’amore “sviscerato“, istintivo e affettivo, oltre la logica razionale e misurata. I santi parlano di un Dio che “impazzisce d’amore per l’uomo peccatore”, un Dio che “perde la testa e ragiona col cuore” (cf Sant’Agostino, Santa Caterina da Siena, Santa Faustina Kowalska, Beata Madre Speranza). Un Dio che, essendo padre buono, tenera madre, sposo premuroso e fedele, amico di ogni uomo, rivela l’Amore misericordioso paterno, materno, fraterno, sposale, amicale.

Una teologia dell’Amore misericordioso è abbozzata in modo straordinario nell’Enciclica di S. Giovanni Paolo II Dives in misericordia (1980). Papa Wojtyla mostra che la novità portata da Gesù e dal suo Vangelo è l’Amore misericordioso. Sostiene che la Chiesa è chiamata ad evangelizzarlo, anche perché l’uomo di oggi, come e più di quello di ieri, ne ha estremo bisogno. Il volto di Dio e dell’umanità nuova si caratterizza come Amore misericordioso. Non nella deriva del pietismo che lo travisa, nemmeno come un “far finta di nulla” e neppure come mettere da parte la giustizia.

Il nuovo umanesimo in senso cristiano è caratterizzato dunque dal comandamento di Gesù (l’unico, quello che riassume tutta la Legge): “Amatevi come io vi ho amato” (cf Gv 13,34). Accogliendo l’Amore misericordioso rivelato da Cristo, veniamo liberati dall’egoismo e dal peccato, rinasciamo uomini nuovi, capaci di amare come Dio ama. Gesù ci rivela che “Dio è carità” (1 Gv 4,8) e “insieme ci insegna che la legge fondamentale della umana perfezione, e perciò anche della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento della carità” (Vat. II, GS, n. 38).

L’Amore misericordioso quindi fonda la speranza di vincere il male. Il Dio “misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco di grazia e di fedeltà” (Es 34,6), compie il miracolo di trarre il bene anche dal male: “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5,20).

Papa Francesco spesso richiama gli uomini a passare dall’indifferenza alla misericordia, al perdono, alla tenerezza che rendono il mondo “meno freddo e più giusto”. Il noto teologo W. Kasper lamenta che questo tema è stato “imperdonabilmente trascurato” dalla teologia e dalla pastorale, a fronte di una situazione umana scoraggiata e non raramente disperata. 

+ Domenico Cancian f.a.m.
Vescovo di Città di Castello

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