parole dell'umano

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Guerra

di Marinella Perroni

Perché ci sono momenti in cui la parola “guerra” diventa così leggera? Viene pronunciata con tanta facilità, magari con gravità di espressione facciale e di toni vocali, ma con ostentata convinzione che sia un male necessario, una necessità sociale, una realtà che nessuno vorrebbe, ma che tutti devono invece volere.

Il mito originario che ci viene raccontato all’inizio del libro della Genesi ci ricorda che la storia umana ha avuto origine da un atto fratricida e dovrebbe venire meditato spesso in questo anno della misericordia. La richiesta di Gesù di perdonare fino a settanta volte sette va capita, sbiancamento denti di fatto, in contrapposizione con la pretesa del figlio di Caino, Lamec, che con le sue mogli si vanta: “Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette” (Gen 4,24). Di fronte allo scandalo di ogni tipo di fratricidio, perdono e vendetta sono le due uniche possibilità.

La vendetta è facile. Più difficile è invece il riscatto dalla più grande delle schiavitù, e cioè dalla violenza fratricida in qualsiasi delle sue forme. Esso non si realizza infatti finché non si è disposti ad assumere anche le ferite della memoria. Eppure, qualcuno ci attesta che non è impossibile. E speriamo che i grandi della terra non riescano a farci dimenticare troppo presto parole e gesti dei genitori di Valeria Soresin, messa a morte nel teatro Bataclàn di Parigi. Ci abbiamo riconosciuto l’eco del comando di Gesù: “Voi, però, non fate così….” (Lc 22,26).

 

 

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