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Basilica di San Miniato al Monte

La via dell’annunciare

Scheda 4

In ascolto del Vangelo

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!» (Mc 1,35-38).

Per approfondire

“Come il Padre ha mandato il Figlio, così questi ha mandato gli apostoli (cf. Gv 20,21) dicendo: «Andate e fate mie discepole tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quanto vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo» (Mt 28, 19-20). Questo solenne comando di Cristo di annunciare la verità della salvezza, la chiesa l’ha ricevuto dagli apostoli e deve adempierlo fino agli ultimi confini della terra (cf. At 1,8). Fa quindi sue le parole dell’apostolo: «Guai…a me se non avrò predicato il Vangelo!” (1 Cor 9,16). Perciò continua a mandare senza sosta araldi del Vangelo, fin quando non siano pienamente costituite le nuove chiese, e queste non siano in condizione di continuare a loro volta l’opera dell’evangelizzazione. Lo Spirito Santo sospinge la chiesa a cooperare per la piena realizzazione del disegno di Dio, il quale ha costituito Cristo principio di salvezza per il mondo intero” (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, n. 17).

“La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più. Però che amore è quello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere? Se non proviamo l’intenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci. Abbiamo bisogno d’implorare ogni giorno, di chiedere la sua grazia perché apra il nostro cuore freddo e scuota la nostra vita tiepida e superficiale” (Papa Francesco, Evangelii gaudium, n. 264).

“La gente ha bisogno di parole e gesti che, partendo da noi, indirizzino lo sguardo e i desideri a Dio. La fede genera una testimonianza annunciata non meno di una testimonianza vissuta. Con il suo personale tratto papa Francesco mostra la forza e l’agilità di questa forma e di questo stile testimoniali: quante immagini e metafore provenienti dal Vangelo egli riesce a comunicare, soddisfacendo la ricerca di senso, accendendo la riflessione e l’autocritica che apre alla conversione, animando una denuncia che non produce violenza ma permette di comprendere la verità delle cose.

Le nostre Chiese sono impegnate da decenni in un processo di riforma dei percorsi di iniziazione e di educazione alla fede cristiana. Il Convegno di Firenze è il luogo in cui verificare quanto abbiamo rinnovato l’annuncio – con forme di nuova evangelizzazione e di primo annuncio; come abbiamo articolato la proposta della fede in un contesto pluriculturale e plurireligioso come l’attuale. Occorrono intuizioni ed idee per prendere la parola in una cultura mediatica e digitale che spesso diviene tanto autoreferenziale da svuotare di senso anche le parole più dense di significato come lo stesso termine «Dio»” (In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. Una traccia per il cammino verso il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale).

La vita della chiesa è animata da un grande desiderio: fare in modo che nel cuore di ogni persona possa risuonare l’annuncio liberante e sanante del Vangelo: la vita umana, nonostante le sue tragiche debolezze e fragilità, ha come suo fondamento e compimento l’amore di Dio e che la morte non avrà l’ultima parola. Proprio perché è mossa da questo desiderio, la comunità ecclesiale percorre, da sempre, la strada dell’annunciare; questa strada chiede di essere percorsa oggi con rinnovato entusiasmo e con la disponibilità di innovare modi e percorsi perché ogni uomo, nella particolarità della sua cultura e della sua situazione di vita, possa essere interpellato dalla parola buona del Signore.

Come ci ricordano i vescovi italiani negli Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia: “radicata nell’esperienza cristiana, l’esigenza di rendere ragione della propria fede ha assunto negli ultimi decenni i tratti decisivi: la cultura odierna ci provoca continuamente a ‘dire le ragioni’ della nostra fede” (Conferenza Episcopale Italiana, Incontriamo Gesù, n. 13). Ciò comporta un supplemento di discernimento, per comprendere il tempo presente; di intelligenza per capire quali modalità di comunicazione e di formazione è bene mantenere e quali forme nuove costruire; di energia e fiducia, per camminare e seminare senza l’ansia dei risultati immediati e nella consapevolezza che lo Spirito è all’opera; di fedeltà allo stile evangelico. In Gesù infatti ‘la buona notizia’, la presenza del ‘regno’ sono espresse, come ci ricorda la giornata di Cafarnao, con gesti di vicinanza, guarigione liberazione; e sono raccontate e descritte con parole che richiamano la dedizione, la cura, la misericordia.

Per percorrere la strada dell’annuncio, però, abbiamo bisogno di sentirci sempre interpellati in prima persona dal Vangelo. Una comunità cristiana cresce nella sua capacità di evangelizzazione nella misura in cui vive il discepolato; sapremo essere annunciatori della misericordia del Signore, se continueremo innanzitutto a lasciare aperto il nostro cuore ad essa. 

Per confrontarsi e progettare

• La nostra realtà ecclesiale è animata dal desiderio di condividere il ‘tesoro’ della Parola buona che ha ricevuto? Di promuovere in ogni persona l’incontro con Gesù?

• La nostra comunità sa ‘mostrare’ nei suoi gesti, nelle sue parole, nei suoi riti, nelle sue istituzioni, la dedizione amorevole del Signore verso tutti gli uomini?

• Vi è in atto nella nostra realtà ecclesiale una revisione costruttiva delle forme di annuncio e di catechesi in riferimento alle diverse età e condizioni di vita?

• Sappiamo esprimere, con umiltà ma anche con fermezza, la nostra fede nello «spazio pubblico», senza arroganza, ma anche senza paure e falsi pudori?

• Il nostro annuncio del Vangelo si traduce in un’attenzione profonda verso i poveri, gli esclusi, coloro che abitano le periferie esistenziali?

In preghiera

Vergine e Madre Maria,
tu che mossa dallo Spirito,
hai accolto il Verbo della vita,
nella profondità della tua umile fede,
totalmente donata all’Eterno,
aiutaci a dire il nostro «sì»
nell’urgenza, più che imperiosa che mai,
di far risuonare la Buona Notizia di Gesù
(Papa Francesco)



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