rassegna stampa, umanesimo digitale

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L’umanesimo sul web. Creatività digitale verso Firenze

di Adriano D'Aloia

Una delle novità più significative del quinto Convegno ecclesiale nazionale è la comunicazione attraverso le piattaforme digitali. D’altra parte l’ultimo decennio è stato caratterizzato dal massiccio ingresso nello scenario mediale e nella vita quotidiana dei social network. Proprio nel 2014 è stato celebrato il decennale del documento Cei intitolato Comunicazione e missione sull’importanza delle comunicazioni sociali nell’attività pastorale. La Chiesa dunque si trova di fronte a una grande opportunità, che è pure una sfida. Non semplicemente usare lo strumento della Rete: una logica puramente strumentale espone infatti al rischio del «determinismo tecnologico» (ovvero l’idea che la tecnica influenzi, per lo più dannosamente, l’umano). Piuttosto, abitare un ambiente, ovvero essere presenti, con la propria coscienza, la propria libertà, anche i propri limiti, in questo territorio di scambio, confronto, persino scontro; un luogo in cui si ci si può stringere virtualmente la mano, sentendo il calore dell’altro più che la freddezza asettica della tecnologia. Lanciando il sito www.firenze2015.it e aprendo uno spazio dedicato sui principali social network (Facebook, Twitter e YouTube) la Chiesa italiana ha visto nella Rete una di quelle «periferie» esistenziali in cui andare a cercare e a seminare il nuovo umanesimo. Anziché aderire senza consapevolezza alle logiche del web, la comunicazione di Firenze 2015 si è da subito posta come parte essenziale di uno stile nuovo, che si getta nelle trame della Rete senza la pretesa di dominarle, ma si impegna a percorrerle con creatività e semplicità.

Partecipazione, coinvolgimento, generazione, interazione sono in effetti le principali caratteristiche della comunicazione 2.0. Le centinaia di pagine, articoli, post, tweet, foto, video e podcast che dallo scorso autunno stanno circolando sul web attraverso i canali digitali del Convegno non sono prodotti «dall’alto». Persino i documenti ufficiali del Comitato preparatorio – come la Traccia – sono il frutto di una riflessione e di un lavoro collettivo in cui si respira chiaramente una polifonia di voci e sensibilità. Quasi tutti i contenuti provengono «dal basso»: da diocesi, parrocchie, associazioni, movimenti e istituti religiosi di tutta la Penisola. Giovani e adulti, uomini e donne, consacrati e laici, gruppi e singoli fedeli inviano materiali, risorse, commenti, notizie e contributi, rispondendo positivamente al modello dell’Invito. Un invito prima di tutto a testimoniare le esperienze di umanesimo già in atto in tutti gli angoli d’Italia (oltre 250 i racconti, mappati nella home page del sito e rilanciati sui social). Poi a proporre un logo per il Convegno e a votarlo attraverso Facebook (così è stato scelto il logo ufficiale, fra oltre 200 proposte). Quindi a inviare notizie e materiali delle iniziative organizzate a livello locale in preparazione al Convegno (raccolte e costantemente aggiornate nelle sezioni Agenda e Contributi del sito). Ancora, a proporre articoli per le rubriche culturali (in particolare l’iniziativa «A te la parola!», un grande vocabolario dell’umanesimo cristiano costruito cooperativamente). Molto altro verrà lanciato nelle prossime settimane, anche attraverso queste colonne.

Verso Firenze anche con il web, dunque. Anzi si può dire che il Convegno è già cominciato proprio grazie a queste opportunità di incontro che consentono anche ai «lontani» di essere parte attiva di un’avventura culturale e spirituale. Uno stile sinodale che non è solo nel messaggio, ma anche nel mezzo. Il segno di una Chiesa che per uscire ha scelto anche di far entrare.

da Avvenire, 28 marzo 2015

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