umanesimo digitale

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Sul sagrato digitale: il web come luogo di interdipendenza e gratuità

di don Cristiano Mauri

L’enorme possibilità di accesso a risorse condivise e soprattutto l’impressione di un’altrettanto grande opportunità di incontro e di contatto con una quantità di persone che il mio ordinario quotidiano mai avrebbe potuto garantirmi. Queste sono state le primissime ragioni che mi hanno spinto nel mondo 2.0.

Per chi, come me, vive il proprio ministero in quella parrocchia di provincia in cui spesso gli orizzonti di pensiero non hanno un grande respiro e in cui il “giro” delle persone rischia di essere sempre e solo lo stesso, la possibilità di allargare lo sguardo non può che esercitare un invincibile fascino.

Dal 2011 a oggi, prima con Facebook, poi con Twitter, poi con un blog dal titolo «La Bottega del Vasaio» ho cominciato ad abitare il mondo 2.0 trovando effettivamente ciò che speravo.

Un inaspettato numero di contatti e di interazioni molti dei quali hanno poi anche messo radice fuori dal mondo digitale. Una ricchissima esperienza di ascolto di punti di vista radicalmente opposti al mio, di domande di fede emergenti da uomini e donne di cui non conoscevo il volto ma toccavo la profondità d’animo, di critiche aspre e ragionevoli alla mia fede e alla mia Chiesa, di solitudini in ricerca di un volto che le potesse raccogliere, di intelligenze brillanti, oneste e sinceramente alla ricerca di confronto.

Il mio ministero si è arricchito di una piazza ulteriore rispetto a quelle del mio paese. Uno spazio in cui, comunque riconosciuto come prete, mi trovo però chiamato a interagire fuori da quel ruolo e da quella funzione – molto legati alle strutture e alle iniziative pastorali – che volenti o nolenti fanno da filtro nella relazione con i parrocchiani. Una piazza vastissima, generosa, stimolante e, per certi aspetti, molto più esigente di quelle in cui normalmente mi trovo a vivere, per come vengo chiamato ad interagire attorno all’oggettività di un contenuto e di un messaggio scritto, prima che dalle mie o altrui doti umane.

Insisto con questa immagine della piazza perché mi pare comunichi bene la mia esperienza del mondo 2.0 come di un luogo effettivo di vita, di relazione e di scambio seppur mediato da supporti digitali. C’è ben poco di virtuale nelle interazioni in cui mi trovo coinvolto in rete e c’è invece molto di reale nelle dinamiche di incontro e confronto che ho visto nascere attraverso le piattaforme di condivisione social.

Averlo presente mi pare determinante anzitutto per avvertire la portata etica dell’agire in rete, e dunque per comprendere la necessità di qualche competenza utile a evitare ingenuità e facilonerie nell’affrontare le dinamiche che si innescano.

In seconda battuta, riconoscere come reale lo spazio digitale, credo sia un passaggio essenziale per poterlo vivere come crocevia evangelico, in cui cogliere l’incontro con l’altro – seppur non diretto ma mediato – come stimolo e occasione per maturare ed esprimere lo stile cristiano di relazione.

Spogliati della loro fama di virtualità, i social network possano richiamare non solo l’importanza dell’andare ma soprattutto quella dello stare, in quanto luoghi non solo di passaggio ma anche in cui risiedere effettivamente, nei quali contribuire e di cui non solo fruire, in cui farsi trovare e conoscere, sostenere il confronto e accettare le differenze, imparando a cercare e mantenere i contatti.

Inoltre, la realtà del web 2.0 permette di fare la costante esperienza dell’ospitare e dell’essere ospitati, in un luogo che è proprio ma del quale non si dispone in termini assoluti. Dunque anche di riscoprire la soglia che distingue lo spazio della propria esistenza da quella altrui più che come un confine da difendere, come un testimone dell’interdipendenza in cui siamo quotidianamente immersi.

Infine, penso al tema della gratuità come fondamento di moltissime dinamiche umane, che le reti social sanno evidenziare chiaramente per la logica di condivisione e scambio libero che sta alla loro base e che è assolutamente e indiscutibilmente reale.


mauri

Don Cristiano Mauri è sacerdote nell’Arcidiocesi di Milano.

Blog » La Bottega del Vasaio
Twitter » @MauriCristiano
Facebook » doncristiano.mauri

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