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Università Cattolica, sapere per crescere

dall'Università Cattolica del Sacro Cuore

Il prorettore dell’ateneo cattolico Francesco Botturi spiega il contributo dell’istituzione al Convegno di Firenze. Un cantiere pensato per coinvolgere attivamente chi forma gli studenti

Dal novembre 2013, quando è stata proposta una Libera iniziativa culturale di ateneo sul tema «Nuove generazioni e integrazione dei saperi: quale umanesimo?», rivolta a tutti i docenti dell’Università Cattolica, qualcosa è successo. Si è trattato di un’idea semplice; quella di aprire uno spazio stabile di riflessione critica e costruttiva sul nesso tra il nostro lavoro accademico e l’ateneo di cui siamo parte; ovvero una riflessione sull’identità dell’ateneo da un punto vista concreto, non dall’alto dei principi, ma dal basso del vissuto di ricerca, di didattica e di cultura.

Inaspettatamente l’Iniziativa ha ricevuto 339 adesioni, di cui circa metà si sono tradotte in collaborazione attiva, come gruppo o come singoli, con la produzione di 39 densi elaborati scritti.

Credo che gran parte dell’adesione sia dovuta alla consapevolezza che l’aprire un tale spazio di riflessione sia un contributo buono e, in fondo, dovuto all’ateneo; perché un’istituzione che non ripensa il suo senso e non lo verifica nelle sue pratiche concrete è un’istituzione dall’identità indebolita, e perciò a rischio.

Un risultato chiaro e condiviso è stata una rinnovata consapevolezza che l’identità dell’Università Cattolica non è data una volta per tutte, ma va costantemente fatta accadere. In secondo luogo è stato importante riscoprire un’idea dinamica della identità stessa che coincide con il rispetto e la ricerca della sua unità. Infatti un ateneo di 12 facoltà ha continuamente bisogno di ritrovare la sua unità nella sua identità e di realizzare concretamente la sua identità alimentando la sua unità. Unità che non è di natura ideologica o disciplinare, ma ha la natura del servizio al tutto di ogni sua parte. In concreto, essere in sintonia con l’identità dell’Università Cattolica significa sapersi parte e volersi responsabili di qualcosa che è più grande, che precede e va oltre ogni contributo particolare. Un ideale grande e difficile. Ma già riconoscerlo è, d’altra parte, è un esercizio di ‘umanesimo’, appunto nella forma di un servizio generoso e intelligente a un bene comune riconosciuto e perseguito.

In questo modo, si è maggiormente diffusa la consapevolezza del compito non solo scientifico e formativo ma anche culturale dell’università; si sono aperti confronti significativi all’interno degli ambiti disciplinari, che hanno aperto un iniziale dialogo istituzionale sul senso delle discipline scientifiche e sulle loro relazioni.

I contenuti, elaborati dai docenti, sono risultati ordinabili secondo quattro aree: identità dell’Università Cattolica; visioni d’epoca e problemi sociali salienti; idee epistemologiche e antropologiche; formazione ed educazione. Sono aree che indicano le prospettive secondo le quali coloro che sono intervenuti hanno interpretato il senso del lavoro accademico e i punti di impegno culturale più qualificanti l’Università Cattolica. In questo senso, l’Iniziativa culturale è stata un’occasione di condivisione di un discorso sull’umanesimo, ma di una più consapevole pratica umanistica del sapere, nel senso preciso in cui ne parla Giovanni Paolo II nella costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae del 1990, ‘carta costituzionale’ delle università cattoliche. Lì è riaffermata con vigore la natura culturale dell’uomo («l’uomo vive di una vita degna grazie alla cultura»), per cui anche la ricerca scientifica è inseparabile (di diritto e di fatto) da una visione ‘culturale’ (metafisica e assiologica) del mondo. Per questo una Università Cattolica non può accontentarsi del rigore tecnico delle diverse discipline, ma è caratterizzata da «una sorta di universale umanesimo», che in ogni tipo di conoscenza vede una forma di verità e ogni forma di verità la vede connessa con prospettive di senso che coinvolgono globalmente la persona.

L’Iniziativa culturale non ha certo risposto a questo grande compito, ma è stata un esercizio di interrogazione nei confronti del lavoro universitario che ne ha ricordato la sua essenziale natura umanistica.

Francesco Botturi
Prorettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

da Avvenire, 7 giugno 2015

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