parole dell'umano

Orson Wells as Shylock

Carne

di Alessandro Zaccuri

È la materia prima dell’umanità. Prima, non unica. Perché l’essere umano è impastato per gran parte anche della “sostanza dei sogni” evocata da Shakespeare nella Tempesta. Difficile stabilire l’esatta proporzione delle componenti, ma non si va lontani dal vero se si ammette che, così come non è solo sogno, spirito, presenza invisibile (nosotros no somos ángeles, avvertiva Teresa d’Avila: non siamo, non possiamo crederci angeli), ciascuno di noi non deve neppure illudersi di essere mera materia. Lasciata a se stessa, la carne si trasforma in minaccia, non di rado in minaccia identitaria, come accadeva in A.I. – Intelligenza artificiale, il film a lungo immaginato da Stanley Kubrick e poi diretto nel 2001 da Steven Spielberg. Per rivalersi dei robot antropomorfi che si trovano ormai dappertutto, gli irriducibili tra gli umani organizzano la “fiera della carne”. Fanno razzia di robot di ogni foggia e fattura, li mandano al massacro, li mutilano, li uccidono, sempre che quest’ultimo verbo possa adattarsi a un sistema di circuiti elettronici e tessuti sintetici. Eppure, nel momento dello sterminio, anche quei feticci sembrano rivelare una consapevolezza spirituale, forse addirittura un principio d’anima. Entra in gioco, qui, il mistero più profondo della carne, che non sta nella sua propensione al godimento, nella sua disponibilità al piacere e al trasporto dei sensi. Al contrario, la carne rivela veramente se stessa nel bisogno, nella ferita, nella sofferenza. Lo sostiene, con parole memorabili, un altro personaggio di Shakespeare, l’usuraio Shylock. Lui, che pretende una libbra di carne umana a saldo del prestito concesso, afferma in questi termini la sua nuda umanità: “Un ebreo non ha occhi? non ha mani, un ebreo, membra, corpo, sensi, sentimenti, passioni? […] Se ci pungete non sanguiniamo?”. Orson Welles piangeva, quando recitava questo brano del Mercante di Venezia. Le lacrime sono il respiro della carne.


Alessandro Zaccuri è inviato ed editorialista del quotidiano Avvenire. Autore di diversi libri, si è soffermato in particolar modo sui temi dell’umanesimo cristiano nel romanzo Dopo il miracolo (Mondadori, 2012) e nei saggi In terra sconsacrata (Bompiani, 2008) e Francesco (il melangolo, 2012). Il suo sito web è alessandrozaccuri.it.

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