parole dell'umano

Complessità

di Paolo Spaviero

Ci dice la Traccia che il nuovo umanesimo è in ascolto, plurale, concreto e trascendente. Possiamo aggiungere “complesso”. La complessità è entrata in scena con la fisica quantistica, con una svolta epistemologica epocale. “Dio non gioca a dadi”, affermava Einstein, per poi doversi accorgere che il tempo è una quarta dimensione dello spazio!

La natura appariva un mondo stabile e immutabile, con un osservatore, lo scienziato, pronto a scoprire leggi universali. Con il mondo dei quanti, l’osservatore non può rimanere più esterno ed oggettivo, ma entra a far parte dell’atto osservativo stesso, modificando la natura stessa dell’esperimento, come ci insegna il principio di indeterminazione di Heisenberg.

Forse una delle difficoltà culturali maggiori, sta proprio nel voler ostinatamente continuare a interpretare con categorie semplici ciò che ha una natura complessa. La natura rimanda continuamente alla complessità, che va intesa ormai come un vero e proprio modello conoscitivo, per cui si può parlare di epistemologia della complessità. Un discorso complesso appunto, che siccome spaventa un po’, viene in genere messo da parte.

L’uomo è la natura più complessa esistente! Radicato nel suo mondo biologico, nella sua storia evolutiva, capace di creare cultura, in una relazione ricorsiva tra natura e cultura per cui la natura produce cultura che a sua volta modella la natura. In continua relazione con il corpo, con i suoi processi psichici, con i dinamismi sociali e ambientali, per comprendere meglio l’umanità occorre uno sguardo ampio.

Il filosofo che meglio affronta la questione della complessità è senza dubbio Edgar Morin, con i suoi volumi Il metodo. La complessità si origina lì dove c’è relazione tra diversi elementi, lì dove dal caos si origina un sistema ordinato secondo vincoli ben precisi, secondo interazioni che non sono lineari. Il rapporto tra ordine e disordine è fondamentale nella complessità; se rimane un equilibrio di fondo il sistema rimane adattivo e vitale, altrimenti degenera e va incontro alla morte. Nella complessità il tutto è maggiore della somma delle parti, ma allo stesso tempo è minore della somma delle parti. Ogni parte in un sistema funziona in modo diverso rispetto ad operazioni individuali ma allo stesso tempo deve accettare limitazioni in funzione del sistema, per cui può anche non esprimere tutte le proprie potenzialità. In un sistema complesso il tutto è nella parte che è nel tutto.

Il discorso potrebbe diventare complicato, però è giusto che divenga complesso; la conoscenza ormai non può che procedere attraverso una progettazione continua, cercando di rendere ragione del proprio punto di osservazione, in dialogo con altri punti di osservazione in un avvicinarsi asintotico alla verità. Una maggiore educazione alla complessità potrebbe farci gustare la grandezza dell’umanità, in un desiderio costante e crescente, di sicuro mai sazio, di comprendere quel meraviglio universo che è l’uomo, senza mai pretendere di spiegarlo del tutto. Attraverso uno sguardo complesso.


Don Paolo Spaviero è sacerdote della diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno.

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