parole dell'umano

Deserto

di Tonino Ceravolo

Metafora e luogo reale nel medesimo tempo, il deserto è una delle condizioni esistenziali più significative che gli uomini sperimentano nei testi delle Scritture. L’Antico Testamento menziona il deserto di Moab ed Edom, del Sinai e di Giuda, ma, innanzitutto, racconta dell’esodo del popolo di Israele che lo attraversa, in un cammino durato quarant’anni, prima di raggiungere la Terra Promessa. L’approdo al “paese bello e spazioso”, nella terra in cui “scorre latte e miele”, implica l’esodo e l’esodo comporta il “pellegrinaggio” nell’aridità e nelle asperità del deserto. Attraversare il deserto è un’esperienza di formazione, che si conclude con la conquista della libertà, di una libertà che non è (e per i cristiani non può essere) soltanto quella politica, ma è la libertà dei figli di Dio, vissuta nella relazione quotidiana con il Padre.

La tradizione monastica ha visto nel viaggio attraverso il deserto, sia che esso si svolga calpestando la sabbia dello spazio fisico reale sia che avvenga nei territori del “deserto” interiore, la condizione dell’umanità chiamata da Dio: «Lo stesso Gesù, Dio e Signore, la cui virtù non poteva essere aiutata dal segreto del deserto, né impedita dall’assiduo consorzio degli uomini, tuttavia per giovare a noi col suo esempio, prima di predicare e compiere miracoli, volle nella solitudine essere sottoposto alle tentazioni e ai digiuni come ad una prova. Di lui la Scrittura dice che, lasciate in disparte le turbe dei discepoli, saliva da solo sul monte a pregare. E nell’imminenza della Passione lascia da parte gli apostoli per poter pregare da solo […]» (Guigo I, Consuetudines Cartusiae, LXXX, 10).

Gli antecedenti vetero-testamentari confermano questa “necessità” del deserto: Isacco che va da solo nella campagna per meditare, Giacobbe che in un solo attimo di solitudine riceve tali doni come mai nella sua vita (vede, infatti, Dio faccia a faccia e il suo nome viene mutato in quello di Israele), Geremia che siede solitario «[…] perché è penetrato dalle minacce di Dio» (ivi, LXXX, 7). Il deserto è ancipite, bifronte, per sua stessa natura duplice: luogo della prova e della tentazione, arido, incolto, inospitale, popolato di spiriti cattivi e, contemporaneamente, luogo dell’alleanza e dell’incontro con Dio. Gesù comincia la sua predicazione dopo la prova di quaranta giorni nel deserto e a quel punto dice: «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc, 1, 15).

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