parole dell'umano

Desiderio

di Francesco Occhetta

Il desiderio occupa un posto fondamentale nella vita umana. Quando il desiderio è autentico, «mette ordine nella propria vita», direbbe sant’Ignazio di Loyola.

«Desiderare» deriva dal verbo latino, che significava «“notare la mancanza di sidera”, cioè delle costellazioni necessarie per trarre gli aruspici; quindi nel linguaggio comune, “sentir la mancanza di”» (Dizionario Devoto-Oli).

Il desiderio è un’esperienza di un’unificazione tra intelletto, affetto e volontà che non si esaurisce nelle sue puntuali realizzazioni, rimanda sempre a un oltre che non puoi né prendere né inscatolare. Ma attenzione: il desiderio non è emotività, non è la c.d. “voglia matta”; non è nemmeno la passione in senso sessuale. Queste si spengono e soprattutto, quando si smascherano, spariscono e non ricompaiono più. Erano desideri apparenti perché si estinguono nel tempo. Il desiderio no! Nel tempo cresce. Inoltre il desiderio va anzitutto distinto dal bisogno.

Il desiderio ha una componente spirituale e dice della dimensione trascendente che c’è in noi: il punto di contatto tra il nostro dito e quello di Dio. Dal punto di vista antropologico, il desiderio viene a scardinare la concezione illuministica dell’uomo, considerato unicamente sotto il profilo della pura razionalità; il desiderio sembra invece portare scompiglio nella vita, conferendo una certa sovversiva aria di caos. Per questo il desiderio può essere visto come un nemico, perché demolisce programmazioni di vita troppo precise, rende incerto il futuro, introduce l’imprevedibilità, mostra ciò che non si vorrebbe riconoscere… eppure coltivandolo si sente pace e armonia.

Che cosa muove e fa nascere il desiderio? Le decisioni di seguire i desideri si prendono perché è stato toccato il cuore che ti dice: “Sarebbe bello vivere così”. Inoltre quando uno si guarda indietro e si dice: “Razionalmente non ce l’avrei mai fatta se avessi deciso soppesando”… significa che è vero desiderio! E questo crea armonia interiore!

Come scoprire il desiderio? Anzitutto non si spegne, arde senza consumarsi. Le difficoltà e gli ostacoli non lo fermano. Le grandi rinunzie per raggiungerlo non sono un peso irresistibile. Il desiderio mette in movimento e fa fare scelte (altrimenti si vive il De-sidus, mancanza della stella). È importante ascoltare il cuore dando nome ai sentimenti, alle consolazioni e alle desolazioni interiori.

Il desiderio si coltiva ripercorrendo la vita, imparando dagli errori commessi. Per poterlo chiamare per nome è importante farsi accompagnare, da guide spirituali o avere buoni amici con cui raccontarsi, ma anche essere disposti a sacrifici grandi.

Quando il Signore nei Vangeli chiede: che cercate? In realtà chiede: quali sono i tuoi desideri? Insomma i desideri non saranno frustrati, quello che si trova nel cuore il Signore lo dona. È la Scrittura a insegnarcelo.


foFrancesco Occhetta, gesuita, giornalista, è redattore per la Civiltà Cattolica.

www.francescoocchetta.it

tw@OcchettaF

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