parole dell'umano

Dubbio

di Tonino Ceravolo

Prima ancora di compiere il proprio ingresso trionfale nella cultura moderna per il tramite della filosofia cartesiana, il dubbio ha costituito la “materia prima” di ogni scetticismo. Fare professione di dubbio, se metodologicamente è da considerarsi esercizio fecondo, comporta, tuttavia, il rischio di una sorta di paralisi del pensiero e dell’azione. Sospendere il giudizio, prudentemente non pronunciarsi, arrestarsi un attimo prima di entrare nel territorio della presunta certezza, può, tra le altre possibili conseguenze, anche condurre a una catatonica rinuncia, a un abulico rifiuto di misurarsi con la realtà e con la storia. Senza considerare che il dubbio, a sua volta, può soggiacere alla spada di Damocle delle sue contraddizioni intrinseche, impigliandosi nel viluppo inestricabile di argomenti che sembrano minarne i presupposti alle radici.

È la classica posizione di Sant’Agostino nella sua polemica anti-scettica: chi dubita deve possedere, almeno, la certezza del suo stesso dubitare, perché se non la possedesse nemmeno il dubitare sarebbe. Non solo, ma, proprio perché dubito e mi sbaglio, sono. Il dubbio, in questo caso, diventa premessa della certezza stessa di essere, anticamera e prologo della verità.

Da un punto di vista analogo, il dubbio, di là da essere soltanto evidente manifestazione di una svogliata irresolutezza e di una condizione volutamente intorpidita dello spirito, quasi fosse un diverso modo di modularsi dell’acedia, diventa compagno inseparabile della stessa fede, che, apparentemente, sembrerebbe invece avere in esso qualcosa che in nessun modo le appartiene.

Il dubbio si rivela, come ha osservato Joseph Ratzinger, una “struttura” ineliminabile dall’uomo: «Il “forse” è l’ineluttabile tentazione alla quale l’uomo non può assolutamente sottrarsi, nella quale anche rifiutando la fede egli deve sperimentarne l’irrefutabilità. In altri termini: tanto il credente quanto l’incredulo, ognuno a suo modo, condividono dubbio e fede, sempre che non cerchino di sfuggire a se stessi e alla verità della loro esistenza. Nessuno può sfuggire completamente al dubbio, ma nemmeno alla fede; per l’uno la fede si rende presente contro il dubbio, per l’altro attraverso il dubbio e sotto forma di dubbio. È la struttura fondamentale del destino umano poter trovare la dimensione definitiva dell’esistenza unicamente in questa interminabile rivalità fra dubbio e fede, fra tentazione e certezza» (Introduzione al Cristianesimo. Lezioni sul Simbolo apostolico, Queriniana, 2005, p. 39). E lo stesso insipiens, inevitabilmente, si trova a provare su di sé l’inquietudine di quel «forse però è vero», una irrequietezza dello spirito che resta appiccicata addosso persino a chi non crede (Ibid.).

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