parole dell'umano

Il piccolo principe e la volpe

Educazione

di Massimo Tallarini

Potremmo iniziare a capire cosa significhi educare rivolgendo da adulti ai ragazzi una serie di domande, che diventano per tutti un esame di coscienza.

Perché non puoi regalare ai tuoi genitori e ai tuoi nonni qualche minuto in più di ascolto (costringili a “stare” un po’ con te, magari vedendo un film che piace a te, a sentire una canzone che piace a te, una ragione che hai tu senza che ti dicano subito che sbagli tutto); riusciresti a leggere un bel libro o ad ascoltare un brano di musica classica rubando qualche minuto alla tele: una sfida impossibile da vincere? Riusciresti a trovare anche (non solo) nello studio una chiave per scoprire il tuo futuro? Sai cercare la verità delle cose o anneghi in notizie e mode che “addomesticano” la tua vita? Riusciresti a dire “no” ai tuoi amici se non sei convinto tu di una cosa? Sopporti anche l’eventuale e conseguente “presa in giro”? In un mondo dove sembra dominare l’arroganza della stupidità, sai andare controcorrente?

Educare diviene così questione di sguardo e di stile. Come dice il Piccolo Principe del celebre romanzo:

“Che cosa vuol dire addomesticare?…”
“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe,” gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe. ” Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe.
“In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….”

Lo sguardo dice la persona. Lo sguardo di chi desidera educare è quello di colui che apprezza, indica una meta, pone delle regole, sa intervenire con serietà e autorevolezza, ma anche sa dare la pacca sulla spalla quando è necessario. Sa fa rispettare le regole, lasciando sempre aperte vie di speranza per maturare e crescere, accompagna e sostiene senza annullare la fatica di crescere. Lo sguardo di chi educa è quello di chi sa guardare i ragazzi, non solo vederli. E sa che il bozzolo che ha davanti un giorno diverrà farfalla.

È sapere che ognuno di noi educa in base a quello che è e che fa, non solo a quello che dice.

Lo stile è avvertire l’esigenza di ascoltare seriamente i ragazzi e i figli per poterli capire. È parlare loro degli ideali che hanno affascinato la nostra vita. Avere convinzioni e comportamenti degni di essere comunicati e vissuti.

Perché alla fine aveva ragione don Bosco, quando diceva: “Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore… e noi non potremo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l’arte”.

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