ragioni dell'umano

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Firenze, Galileo e l’Umanesimo scientifico

di Flavia Marcacci

Tra i luoghi che saranno visitati a Firenze c’è un Museo intitolato a Galileo (http://www.museogalileo.it/), che offre da anni materiali e occasioni importanti per la ricerca, la documentazione, la pubblicazione, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio museale e la diffusione della cultura scientifica. Firenze è una città carica di storia, così ricca da avere anche un importante e peculiare simbolo: Galileo Galilei, pisano di origine, che amava definirsi fiorentino perché alcuni membri della sua famiglia avevano ricoperto ruoli importanti negli anni della Firenze repubblicana e, dopo l’istituirsi della Signoria, iniziarono a dirsi “nobili”. Galileo è anche figlio dell’Umanesimo fiorentino. Lui stesso tenne lezioni su Dante e Tasso, ma soprattutto lui stesso avviò la nuova scienza grazie al patrimonio che l’umanesimo scientifico, diffondendo e traducendo classici come Euclide e Archimede, gli aveva consegnato.

Se oggi, alle soglie del Convegno ecclesiale, siamo pronti a raccogliere la sfida di un nuovo umanesimo, siamo anche attenti a comprendere quella scienza nata nel grembo dell’umanesimo. La scienza è una cultura da umanizzare, ma ancor prima è l’occasione per acquisire uno sguardo capace di andare nel profondo di tutto ciò che ci circonda. Andare al fondo delle cose è andare all’umano. La scienza parte dai fatti e ad essi ritorna. Così il nuovo umanesimo vuol partire dal concreto e ad esso tornare, trasfigurandolo. La scienza cerca di osservare ogni dettaglio e di non escludere ipotesi, fornendo un metodo che è anche una strategia di analisi della realtà, spesso così sfuggente. Così insegna alla nostra capacità di guardare a diventare più sottile e profonda.

Con questa capacità, anche la storia diventa un luogo da osservare, per cogliere la complessità delle vicende umane e sperare di apprendere qualcosa: “La storia non ripete se stessa, ma ha le sue abitudini”, scriveva l’antropologo Clifford Geertz. Se non ripete se stessa, significa che la storia è il luogo della libertà e dell’imprevedibilità. Se essa però ha le sue abitudini, significa che alcune situazioni possono ricrearsi ed essere facilitate o mitigate a seconda che se ne giudichi positivo o negativo il loro lascito.

Oggi l’incidenza odierna della scienza sulla società è banalmente riconoscibile e Galileo rappresenta per questo un vero e proprio cult e un punto di partenza per chi voglia ragionare un po’ di scienza. La sua vicenda diventa una storia da osservare, non tanto per definire leggi ma per delineare significati. L’uomo Galileo, amante del vino e terrorizzato dalla peste, ha ancora oggi qualcosa da dirci e ci riconsegna la complessità dell’umano camminare nella storia. Una complessità che è anche tenace fatica, tipica di quanti non rinunciano al desiderio geniale e infantile della bellezza.


Flavia Marcacci, docente di storia del pensiero scientifico alla Pontificia Università Lateranense, è autrice di Galileo Galilei. Una storia da osservare (Lateran Un. Press, 2015) e, con William R. Shea, di  Intervista a Galileo (Carocci 2015).

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