ragioni dell'umano

la pira

Valorizzare il laicato nel suo doppio impegno

di Piero Viotto

Se l’esistenza dell’uomo in questo mondo ha due fini, uno terrestre ed uno eterno, come afferma l’arcivescovo Giovanni Battista Montini nel 1962 nella omelia per la Festa dell’Assunta, perché Maria in cielo con il suo corpo rappresenta il vertice dell’umanità; se questi due fini non sono separati, ma distinti essendo il temporale subordinato allo spirituale, e di conseguenza bisogna distinguere le diverse cristianità che si susseguono nel tempo e nello spazio e la Chiesa universale, sacramento di salvezza, allora i laici, nella Chiesa e per Chiesa , hanno un ruolo ed un compito particolare che solo loro possono svolgere.

Queste riflessioni teoriche che Montini rielabora nella sua pastorale, traendole dalla filosofia di Jacques Maritain e dalla teologia di Charles Journet, hanno delle conseguenze pratiche nella organizzazione del laicato, che nella Chiesa svolge un ruolo di collaborazione con la gerarchia per evangelizzazione (nell’azione cattolica) e nella società civile svolge un ruolo autonomo comportandosi da cristiano (nell’azione politica).

Giorgio La Pira, Sindaco di Firenze, che riposa nella chiesa fiorentina di san Marco, in attesa della resurrezione, ha realizzato in se stesso questo duplice compito, testimoniando la sua fede nella vita politica, senza confondere religione e politica, stimato anche dagli avversari. Si sentiva un cristiano che fa il Sindaco, non un Sindaco cristiano, e impegnava nell’azione politica tutto se stesso, la sua coscienza e la sua fede, andando a chiedere alle suore di clausura preghiere secondo le sue intenzioni. Tra le sue frasi celebri ne ricordo solo una, ma molto significativa: «Non si dica quella solita frase, poco seria: la politica è una cosa brutta! No: l’impegno politico è un impegno di umanità e di santità, un impegno che deve potere convogliare verso di se gli sforzi di una vita tessuta di preghiera e meditazione, di prudenza e di fortezza, di giustizia e di carità».

Ora tra questi due piani di comportamento e di organizzazione c’è un piano intermedio, là dove lo spirituale tocca il temporale, quello della formazione cristiana degli operatori sociali. Lo ha precisato molto bene Étienne Gilson nello studiare la struttura dell’azione del cristiano. A novant’anni compiuti posso riflettere con un certo distacco dagli avvenimenti accaduti. Ero un dirigente dell’Azione Cattolica, responsabile in Diocesi degli Juniores, ma come maestro elementare frequentavo l’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC), più tardi come professore l’Unione Cattolica Insegnanti Medi (UCCIM). In azione cattolica conoscevo molti giovani che frequentavano il Centro Sportivo Italiano (CSI) e imprenditori che si riunivano all’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID). È molto importante questa doppia appartenenza, non è una questione di sigle, ma di distinzioni intellettuali e morali, faticosamente maturate nella storia, tra il piano dello spirituale e il piano del temporale, senza separazione e senza confusione di campi. In Azione Cattolica ci si trova a fare apostolato, ci si riunisce in preghiera, si organizzano piani per diffondere la fede; nelle associazioni professionali e culturali (MEIC), si studiano i problemi per la organizzazione di una società civile cristianamente ispirata. Due modi diversi e complementari di predicare e testimoniare il Vangelo.

Poi si sono affermati i movimenti, che hanno sostituito le associazioni, i quali, più o meno consapevolmente, si sono comportati come se non dovessero esistere queste distinzioni, ma, malgrado il loro impegno, di fatto, è venuta meno la presenza cristiana nella vita civile, proprio per mancanza di uomini capaci di iniziativa e responsabilità personale. La Pira non aveva vergogna di farsi il segno di croce anche in Parlamento, oggi non abbiamo più uomini che abbiano il coraggio di dirsi cristiani in politica e nelle relazioni professionali; ed i pochi di retroguardia si limitano a difendere passivamente i valori non negoziabili.

Per formare uomini maturi e autorevoli, occorre promuovere la doppia appartenenza, evitare di essere autoreferenziali, come raccomanda Papa Francesco, occorre imparare a livello intermedio a collaborare, nelle associazioni professionali, con appartenenti ad altri gruppi ecclesiali per un’azione comune nella vita sociale, altrimenti il laicato mancherà al suo compito. Non dimentichiamo che la distinzione tra lo spirituale e il temporale è stata promossa nella storia proprio dal Vangelo. Nel paganesimo l’autorità civile e l’autorità religiosa s’identificavano, l’Imperatore era anche il Pontefice. Gesù a chi lo voleva arbitro per dividere un’eredità risponde «Amico, chi mi ha costituito come giudice o come mediatore sui vostri beni?» (Luca XII, 14). Distinzione tra religione, politica, economia, che non significa che non ci sia un modo cristiano di fare politica ed economia, cosa possibile se si hanno laici cristianamente formati alle responsabilità sociali.

Lascia un commento

  • (non sarà pubblicato)

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture.
Anti-spam image