ragioni dell'umano

Umanesimo e mistica

di Salvatore Barone

Nell’ambito del discernimento ecclesiale sul tema del Convegno di Firenze, può essere utile riflettere sul rapporto tra umanesimo e mistica.

Questo rapporto si può giustificare facendo riferimento ad un brano della Traccia. Infatti, nella parte dedicata al verbo “trasfigurare”, che indica una delle cinque vie da percorrere verso l’umanità nuova, si scrive: «Le comunità cristiane sono nutrite e trasformate nella fede grazie alla vita liturgica e sacramentale e grazie alla preghiera. Esiste un rapporto intrinseco tra fede e carità, dove si esprime il senso del mistero: il divino traspare nell’umano, e questo si trasfigura in quello. Senza la preghiera e i sacramenti, la carità si svuoterebbe perché si ridurrebbe a filantropia, incapace di conferire significato alla comunione fraterna».

Il brano parla del «senso del mistero», cioè del mistero del Cristo, nel quale «il divino traspare nell’umano, e questo si trasfigura in quello». Ma il mistero del Cristo è al centro della mistica cristiana. Nel cristianesimo l’esperienza mistica è proprio l’esperienza del mistero del Cristo. Perciò il brano che abbiamo letto, sottolineando la relazione tra il nuovo umanesimo e l’esigenza di una trasfigurazione dell’umano nel trasparire del divino, in realtà parla non tanto velatamente del rapporto tra il nuovo umanesimo e la mistica cristiana.

Ovviamente bisogna tenere presente che la mistica cristiana non s’identifica con le esperienze straordinarie che alcuni mistici e mistiche hanno vissuto. Semmai queste esperienze rappresentano un aspetto secondario della mistica cristiana, che invece s’identifica fondamentalmente con l’esperienza del mistero del Cristo, che è un mistero di morte e di resurrezione. Ed è per questo che l’esperienza mistica cristiana trasfigura i credenti fino al punto da manifestare nella loro vita la presenza del Cristo, così come è avvenuto, ad esempio, in san Francesco di Assisi. Pertanto, volendo seguire il brano della Traccia, si può ben definire la mistica cristiana come l’esperienza del divino che traspare nell’umano e dell’umano che si trasfigura nel divino.

Il rapporto tra umanesimo e mistica si può poi giustificare guardando al contesto culturale e sociale in cui viviamo. S’intuisce che oggi l’umanesimo cristiano non può non affrontare la sfida di una cultura e di una società che sono non solo secolarizzate, in quanto legittimamente si distingue la sfera religiosa dalla sfera culturale e sociale, ma anche impregnate di secolarismo, in quanto illegittimamente si vuole espellere ogni riferimento a Dio dalla cultura e dalla società. Di conseguenza s’intuisce anche che solo una fede cristiana più autentica può sussistere in un contesto culturale e sociale che si allontana da Dio.

Ma l’autenticità della fede cristiana dipende da una vita spirituale più profonda, cioè da una più profonda esperienza del mistero del Cristo. Da qui viene la necessità di riflettere in generale sul rapporto tra umanesimo e spiritualità, e in particolare sul rapporto tra il nuovo umanesimo, cioè l’umanesimo cristiano che assume una forma storica adeguata al nuovo contesto culturale e sociale, e la mistica cristiana, così come sopra l’abbiamo definita seguendo il brano della Traccia.

Mentre si scrutano le vie da percorrere nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo nell’Italia di oggi, sembra quindi non solo utile ma anche necessario riflettere sul rapporto tra umanesimo e mistica. Una riflessione che potrebbe continuare anche dopo il Convegno di Firenze, per individuare le modalità concrete di un’educazione alla vita spirituale e alla mistica nelle comunità cristiane. Del resto uno dei maggiori teologi del Novecento, Karl Rahner, aveva profeticamente scritto: «Il cristiano di domani sarà mistico o non sarà cristiano».


Salvatore Barone è insegnante di religione al Liceo Classico “R. Settimo” di Caltanissetta e di Filosofia della religione alla Facoltà Teologica di Palermo.

1 Commento a “Umanesimo e mistica”

  1. Loredana Ceccon
    il

    Condivido pienamente questo punto di vista. Ritengo sia giunto il tempo di sdoganare la mistica e di non tenerla confinata in un serie di belle storie che finiscono per confondersi con la storia di Cenerentola che diventa Regina: penso sia necessario mostrare il mistico che c’è nella vita quotidiana di ogni cristiano perché diventi visibile la radice della fede di ciascuno. Grazie per l’intervento.

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