parole dell'umano

Generosità

di Chiara Giaccardi

Certamente la generosità di Gesù, il quale scavalca personalmente tutti gli steccati sociali (verso le donne, gli stranieri, i poveri) e invita a farlo attraverso le parabole, è una via che la sua vita ci suggerisce di percorrere, aprendola per noi in una direzione pienamente umanizzante. Un antidoto potente alla globalizzazione dell’indifferenza, a quel ‘sono forse io il custode di mio fratello?” che ci rende tutti un po’ Caino.

Ma l’etimologia ci aiuta a recuperare tutta la ricchezza teologica di questi attributo sintetico, che davvero dice moltissimo: forse, tutto quel che serve per capire. Intanto, generoso viene da ‘genus‘, che significa ‘stirpe’ e dunque suggerisce come significato immediato l’essere ‘di buona stirpe’, nobile (soprattutto d’animo). Ma la radice ‘gen‘ (che in greco forma la parola ‘donna’, gyné) ha più profondamente un legame con il generare (gennáo), l’essere generati (génomai), l’alleanza tra diversi (la radice sanscrita gam rimanda al congiungere, alle nozze), la nascita (génesis).

Gesù ė generoso (fa rinascere a nuova vita chi incontra, liberandolo dalla schiavitù della ripetizione del peccato), perché è stato generato. La prima Genesi è il racconto della creazione di Adamo. La seconda Genesi, che ci parla dell’uomo nuovo, salvato, è il racconto di Gesù generato da Maria, e collocato in una catena di generazioni: in Mt 1, 1-17 possiamo leggere tutta la ‘genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo’.

È fondamentale riconoscersi figli e sapere che esistiamo perché siamo stati messi al mondo. Nessuno, fuori dalle retoriche contemporanee, si è ‘fatto da sé’. Se esistiamo è come frutto di libertà (il si di chi ci ha accolto) e di alterità: la donna che ci ha generati, Dio che ha creato il mondo e l’uomo. Come si legge in 1Gv 5,1-6 ‘chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato’.

Solo custodendo con gratitudine questa radice relazionale e filiale possiamo essere generosi.

Se riconosciamo di essere stati generati possiamo a nostra volta generare, portare frutti.

Ma per farlo è necessario nascere di nuovo: e questa volta non da un grembo, ma ‘dall’alto’ , come dice Gesù a Nicodemo (Gv 3, 1-2). Ovvero sposare la croce: come l’albero al centro dell’Eden ė stata la tentazione cui Adamo ha ceduto introducendo il peccato nel mondo, così la croce al centro del Golgota è l’albero della vita che ci rigenera come salvati dai nostri peccati. Per questo, come scrive S. Agostino, dalla croce germogliano giorni beati.

È la forma della generosità generativa, che Gesù ci ha indicato venendo tra noi, che fa bella la vita e la rinnova da dentro, attraverso un atto di donazione che può diventare il nostro contributo, di uomini e donne liberi, alla vita.

da Messaggero di sant’Antonio, giugno 2015

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